La manovra della discordia fa sbandare il governo

Le tasse sulle auto aziendali nessuno le vuole, neanche la maggioranza e a nulla valgono le parole del ministro all'Economia Roberto Guatlieri."La misura è stata mal raccontata, ma può essere migliorata e non tocca le ibride e le elettriche"

Foto Vincenzo Livieri - LaPresse 20-08-2019 - Roma Politica Senato. Crisi di Governo. Comunicazioni del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Nella foto Giuseppe Conte, Luigi Di Maio Photo Vincenzo Livieri - LaPresse 20-08-2019 Rome Politics Senate. Government crisis. Communications from the Prime Minister Giuseppe Conte. In the picture Giuseppe Conte, Luigi Di Maio

La manovra di bilancio del governo giallo-rosso rappresenta la prima curva pericolosa da cui Movimento 5 Stelle e Partito Democratico rischiano di uscire ‘ammaccati’. All’interno della maggioranza è scontro aperto contro le tasse sulle auto aziendali, le opposizioni sono sul piede di guerra, Confindustria definisce il testo pesante per le imprese e i sindacati non tacciono le proprie perplessità.


Tasse sulle auto aziendali


E’ il pomo della discordia, prevedeva inizialmente l’aumento del prelievo dal 30 al 100% del valore del fringe benefi, fatta eccezione per chi fa il rappresentante. Visti i malumori generalizzati si è proceduto ad una modifica con il prelievo che si ferma al 60% dell’imponibile, si escludono i veicoli commerciali e sale al 100% solo per le vetture superinquinanti.


Tutti scontenti


Le tasse sulle auto aziendali nessuno le vuole, neanche la maggioranza e a nulla valgono le parole del ministro all’Economia Roberto Guatlieri.”La misura è stata mal raccontata, ma può essere migliorata e non tocca le ibride e le elettriche”. Ma per Confindustria c’è poco da dire, la misura sui veicoli ‘fringe benefit’ sarà una ‘mazzata’ per tutto il comparto, mentre per Italia Viva, che ne chiede la modifica, si tratta di una tassa inutile anche se vale più di mezzo miliardo.


Nessun aumento della pressione fiscale


Ma via libera agli aumenti sulla ‘tassa sulla fortuna’, al rincaro dei tabacchi, compreso filtri e cartine, l’aumento del 20% di tutti i diritti consolari all’estero e la tassa sugli zuccheri aggiunti e sulla plastica.


Un mezzo flop


La manovra non piace alle opposizioni che la definiscono la legge delle tasse, ma neanche alla maggioranza e poco importa che il premier Giuseppe Conte e il capo politico pentastellato e ministro Luigi Di Maio ripetano che il testo può essere migliorato. Il problema sembra essere l’impianto stesso della legge che provoca continui scontri tra M5S e Pd.


L’intervento del segretario dem


Ieri era stato Di Maio a chiedere agli alleati di essere leali, oggi è il leader Pd Nicola Zingaretti a parlare fuori dai denti. “Non si può governare insieme da avversari – ha detto – O c’è una comune tensione, un comune sentire, una comune idea di sviluppo per questo Paese oppure non ha senso andare avanti. Non si può restare al governo per paura di nuove elezioni o perché si vogliono occupare postazioni di potere a partire dalle prossime nomine nelle società pubbliche”. A buon intenditor poche parole.

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