Diana Bianchedi, due volte campionessa olimpica nel fioretto e medico specializzato in Medicina dello Sport, è stata nominata nuova capodelegazione della Nazionale di calcio. Forte di una lunga carriera da dirigente, che l’ha vista diventare la più giovane vicepresidente del Coni, ha da sempre una visione chiara: usare lo sport per “cambiare la vita delle persone”.
In una precedente intervista, concessa mentre era in corsa per la presidenza del Comitato Olimpico Nazionale, ha raccontato come la scherma abbia trasformato la sua infanzia, aiutandola a superare una natura chiusa e isolata. Questo senso di riconoscenza l’ha spinta a dedicare la sua vita professionale alla valorizzazione e diffusione della pratica sportiva a tutti i livelli.
Un tema centrale della sua visione è la parità di genere. Bianchedi ha sottolineato i progressi compiuti, come il raggiungimento della parità numerica di atleti ai Giochi di Parigi e il previsto sorpasso femminile a Los Angeles 2028. “Sono state cambiate le regole, il numero di discipline femminili è aumentato”, ha spiegato, pur riconoscendo che la strada è ancora lunga, specialmente per le Olimpiadi Invernali e per l’aumento del numero di tecnici e dirigenti donne.
Riguardo la recente nomina di Kirsty Coventry a presidente del CIO, ha commentato: “Alla base di tutto ci deve essere la giusta preparazione. Oggi per fortuna vengono valutate le competenze, l’essere donna non è più un freno come in passato. Anche in Italia”.
Proprio in merito alla sua candidatura alla guida del Coni, ha affermato di sentirsi pronta grazie a un percorso poliedrico. “Sono stata una delle prime studentesse-atleta, la più giovane vicepresidente del Coni, da medico mi sono occupata di salute e antidoping e ora organizzo i Giochi”, ha dichiarato.
Ha poi aggiunto una riflessione personale: “Mi dispiacerebbe sapere di essere stata scelta perché donna, preferirei essere la prima campionessa olimpica donna presidente del Coni. Per quegli ori ho faticato tanto”. Ha anche sfatato il mito che la maternità sia un ostacolo, sostenendo che le donne sanno gestire più compiti contemporaneamente.
Attualmente nel comitato organizzatore di Milano Cortina 2026, Bianchedi ha illustrato i due pilastri della legacy olimpica. Il primo, “more movement”, mira a promuovere l’attività fisica non solo nelle scuole ma anche nella fascia d’età 35-55, creando spazi per lo sport sui luoghi di lavoro.
Il secondo pilastro riguarda lo sviluppo economico-sociale, con il progetto “Impact 2026” in collaborazione con il premio Nobel Muhammad Yunus per sostenere le imprese a vocazione sociale. A questo si aggiunge un’eredità infrastrutturale, con interventi per migliorare l’accessibilità di impianti come l’Arena di Verona e della metropolitana di Milano. “Se non sfruttiamo un’occasione così per ispirare e lanciare messaggi, perché dovremmo fare i Giochi?”, ha concluso.





