Luciano Darderi ha aperto le porte del suo mondo interiore, condividendo in un diario i retroscena e le emozioni che hanno segnato la sua ascesa nel tennis. Un racconto senza filtri che svela le sfide, le speranze e le paure di un atleta nel circuito professionistico.
Il viaggio parte dall’India, dove un’esperienza culinaria si è trasformata in un ostacolo imprevisto. Darderi ha raccontato di aver mangiato un pollo tikka masala eccessivamente piccante prima di un incontro. Il risultato è stato un forte malore che lo ha costretto a letto. Nonostante un disinfettante intestinale, è sceso in campo contro Muller ma ha perso il match. Da quell’episodio, ha adottato una dieta ferrea a base di pollo ai ferri e riso per tutto il torneo.
Un altro momento cruciale è arrivato a gennaio, prima degli Australian Open. Il tennista si è trovato di fronte a un bivio tecnico: usare una nuova racchetta più rigida o tornare alla vecchia. Dopo un confronto con il padre Gino, ha scelto di riprendere l’attrezzo meno rigido, che garantiva più controllo. Appena arrivato a Melbourne, si è recato direttamente al Melbourne Park per far customizzare le racchette secondo le vecchie specifiche, lavorando contro il tempo per riadattare il suo gioco.
Il racconto si sposta poi in Argentina, un luogo carico di ricordi d’infanzia. Lì ha iniziato a giocare, sostenuto da una figura fondamentale: la nonna. La donna, credendo nel suo sogno, gli passava di nascosto la sua intera pensione per permettergli di pagare la scuola di tennis e l’attrezzatura. Per onorare il suo sostegno, Darderi bacia dopo ogni vittoria il suo unico tatuaggio, che porta il nome della nonna.
Il legame con il padre Gino è un altro pilastro della sua carriera. Descritto come coach e mentore, il padre ha ricoperto un ruolo centrale fin dall’infanzia. I sacrifici sono stati molti: hanno dormito in auto per risparmiare sui costi delle trasferte e facevano scorta di cibo durante le colazioni in hotel. Il padre lo ha sempre spinto a dare il massimo, organizzando persino la sua partecipazione a due tornei contemporaneamente per accumulare punti.
Infine, il capitolo italiano. Darderi è arrivato per la prima volta in Italia a dieci anni per ottenere il passaporto. A tredici anni si è trasferito a Roma da solo, affrontando il freddo e la solitudine, ma è stato accolto dalla famiglia di un amico del padre. L’adolescenza è stata dedicata interamente al tennis, allenandosi in diverse accademie fino a trovare una sistemazione al circolo Forum, dove ha sfruttato il periodo del lockdown per allenarsi senza sosta.






