M5S-Lega ai ferri corti dopo il video di Conte con la Merkel, pentastellati in crisi su Tav e Venezuela

Salvini non commenta le parole del premier ma sulla Tav mette in grave difficoltà gli alleati: "Se i costi tra tornare indietro e andare avanti sono uguali, tanto vale andare avanti. Quest'opera diminuirà l'inquinamento per i nostri figli"

Foto Palazzo Chigi/Filippo Attili/LaPresse in foto Giuseppe Conte

ROMA – Il giorno dopo il filmato col quale Piazzapulita ha messo in evidenza le dichiarazioni del premier Giuseppe Conte alla cancelliera Angela Merkel (CLICCA QUI PER VEDERE IL VIDEO) nel governo giallo-verde c’è fibrillazione.

Salvini evita commenti

Il ministro Matteo Salvini non ha toccato l’argomento, ma le sue posizioni espresse sulla Tav, spingendo l’acceleratore sul ‘sì’ al completamento dell’opera: “Se tornare indietro costa come andare avanti, io sono per andare avanti”. E ancora: “Ci sono 25 chilometri già scavati nella montagna, ritengo più utile completarli anziché riempire i buchi”. E poi aggiunge: “Se quest’opera serve a diminuire il transito di mezzi pesanti e l’anidride carbonica che respirano i nostri figli, allora io sono favorevole”.

M5S in crisi, alle prese anche con le spaccature interne

Il video di Piazzapulita ha messo in grave imbarazzo il governo e ovviamente il Movimento 5 Stelle. I pentastellati sono in difficoltà, anzi in crisi su diversi temi. A cominciare dalla Tav e dal Venezuela. Sulla Tav, dopo le parole di Salvini, ci hanno pensato Luigi Di Maio e il sottosegretario Manlio Di Stefano: “C’è solo un tunnel geognostico. Il cantiere di Chiomonte non è un’incompiuta ma un’opera mai iniziata.
Non esiste nessuna opera in corso. Su questo tema non bisogna fare propaganda elettorale, bisogna dire solamente la verità agli italiani”. Parole che evidenziano un certo nervosismo, anche perché c’è una spaccatura interna al M5S, con il presidente della Camera Roberto Fico che ribadisce a più riprese il proprio “no” alla Tav.

Di Maio ‘pappagallo’ di Fico e Di Battista

Senza contare il caos sulla questione Venezuela. Dove i partner italiani e della Nato, a cominciare da Stati Uniti e Unione Europea, hanno riconosciuto Guaidò come presidente del Venezuela, mentre il governo italiano tentenna e addirittura Fico e Di Battista dettano la linea a Di Maio: è stato il presidente della Camera il primo a dire che servono elezioni in Venezuela, cosa puntualmente ripetuta da Di Maio. Di Battista, invece, fin dall’inizio aveva evidenziato che non bisognava prendere una posizione a favore di Guaidò, guardando alla posizione della Russia che sostiene Maduro.

M5S ‘banderuola’

Insomma, un Movimento 5 Stelle in grave difficoltà e che cambia opinione ad ogni folata di vento. Con un governo in balìa degli scontri a distanza tra pentastellati e Salvini e che sembra avere come unico obiettivo quello di recuperare percentuali nei sondaggi invece di ‘governare’.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome