Manovra, sinistra spaccata: dal grido di Padoan ai ‘like’ di Emiliano e Fassina

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse in foto Pier Carlo Padoan

Roma – Sinistra spaccata anche sulla manovra e sul deficit al 2.4 del Pil promosso dal governo M5S-Lega. Se Pier Carlo Padoan sembra quasi dispiaciuto per il suo successore Giovanni Tria e non nasconde forti preoccupazioni per la tenuta dei conti pubblici – così come l’80 per cento del centrosinistra – c’è però una frangia di irriducibili che plaude alla misura.

Portabandiera della fronda interna a Liberi e uguali è Stefano Fassina mentre per il Pd c’è immancabilmente Michele Emiliano. Le loro dichiarazioni si smarcano profondamente dalla linea seguita dalle due forze politiche di sinistra.

L’ex viceministro del Governo Letta plaude al “primato della politica sull’economia”

“L’obiettivo del 2.4 per tre anni e lo definisce “necessario, coraggioso quindi pericoloso” a causa dell’agitazione dei mercati. E sferza la “cosiddetta sinistra” a dire da che parte sta: degli interessi dei più forti o del lavoro e dell’Italia?

Stessa lunghezza d’onda per l’ex deputato di Mdp Alfredo D’Attorre secondo cui è “assurdo” polemizzare con il governo perché trasgredisce il Fiscal Compact. Mentre sarà doveroso polemizzare soltanto se le risorse non saranno usate per investimenti, sanità e istruzione pubblica, ma per “altri regali fiscali a miliardari e grandi imprese”.

L’endorsement che non t’aspetti arriva però da Michele Emiliano

Il leader di una minoranza del Pd rivendica il diritto di lottare “per far tornare il Pd un partito di sinistra” quindi “cambi il suo giudizio sulla manovra e non difenda i poteri forti”.

Dichiarazioni cozzano con quelle di altri esponenti dei due partiti

A cominciare dall’ex segretario del Pd poi passato a LeU, Guglielmo Epifani, che prevede come conseguenze della manovra gialloverde tagli a sanità e scuola. Senza contare che secondo l’ex numero uno della Cgil i soldi per finanziare le misure promesse da M5S e Lega non ci sono. “Siamo solo all’inizio – pronostica – in una partita d’azzardo che non sappiamo come andrà a finire”.

Il capogruppo dei deputati di Leu Federico Fornaro critica lo sforamento del deficit

Nasconde tagli allo stato sociale e non prevede quegli investimenti pubblici di cui il Paese ha bisogno come il pane“. Ma la critica più dura, approfondita, quasi sofferta arriva proprio dall’ex titolare dell’Economia. Secondo Pier Carlo Padoan c’è il rischio reale di “vanificare gli sforzi fatti finora” per aggiustare i conti e di “destabilizzare” il Paese sotto il profilo della finanza pubblica.

L’ex ministro esprime preoccupazione sia per la reazione dell’Europa sia dei mercati

Le misure previste nel Def provocano “danni ai titoli pubblici, ai bilanci delle banche, ai conti delle famiglie e delle imprese”. Secondo Padoan, “l’Italia è come un automobilista che passa col rosso davanti a un poliziotto: tutti sanno che è stato commesso un reato quindi il poliziotto non può non mettere in procedura di infrazione il Paese. È un fatto automatico”.

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