Morbo di Crohn in Italia: il 54% dei malati è curato male

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Morbo Crohn
Morbo Crohn

Il morbo di Crohn è una malattia infiammatoria cronica che può interessare l’intero apparato digerente, dalla bocca all’ano. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, ha colpito l’ultima porzione dell’intestino tenue (l’ileo) e il colon.

Le cause precise alla base della patologia non sono state ancora identificate con certezza, rendendo complessa anche la definizione di un protocollo di cura risolutivo. La comunità scientifica ha però individuato una combinazione di fattori che possono contribuire all’insorgenza della malattia. Tra questi figurano una possibile predisposizione genetica, alterazioni del sistema immunitario e della flora batterica intestinale.

Anche alcuni fattori ambientali e stili di vita sono stati messi in relazione con la patologia, come il fumo di sigaretta e l’uso prolungato di farmaci antinfiammatori non steroidei.

I sintomi associati al morbo di Crohn possono essere molto fastidiosi e impattanti sulla qualità della vita. I segnali più comuni includono dolore addominale ricorrente, diarrea cronica (a volte con presenza di sangue nelle feci), perdita di peso involontaria e una febbricola persistente.

A questi si possono aggiungere stanchezza cronica, perdita di appetito e la comparsa di afte o piaghe nel cavo orale. In alcuni casi, l’infiammazione si è estesa anche al di fuori dell’apparato digerente, provocando complicazioni a livello epatico, articolare, cutaneo e oculare.

Per formulare una diagnosi corretta, è necessario un approccio multidisciplinare che integri diverse informazioni. Il percorso diagnostico ha inizio dall’analisi dei sintomi gastrointestinali persistenti e da esami di laboratorio che possono rivelare anemia o un valore elevato di calprotectina fecale, un marcatore specifico di infiammazione intestinale.

L’esame chiave è rappresentato dalla colonscopia, che permette di visualizzare lo stato della mucosa e di prelevare piccoli campioni di tessuto (biopsie) per l’analisi istologica. Per una valutazione completa, si possono utilizzare anche tecniche di imaging non invasive come l’ecografia delle anse intestinali o l’entero-risonanza magnetica, e in casi dubbi, la videocapsula endoscopica.

Le cure per il morbo di Crohn hanno l’obiettivo di controllare l’infiammazione e gestire i sintomi nelle fasi attive della malattia. I trattamenti di prima linea hanno spesso previsto cicli di cortisone per ridurre la flogosi acuta. Negli ultimi anni, l’introduzione dei farmaci biologici, che agiscono su specifici bersagli del sistema immunitario, ha rivoluzionato l’approccio terapeutico.

A questi si sono affiancate nuove ‘piccole molecole’, composti organici di sintesi che offrono meccanismi d’azione simili. L’efficacia delle terapie mediche è maggiore se iniziate nelle fasi precoci della malattia. Qualora le lesioni diventino croniche e fibrotiche, causando restringimenti (stenosi) dell’intestino, è stato necessario ricorrere all’intervento chirurgico per rimuovere il tratto compromesso.

La prevenzione più efficace consiste nell’individuare la malattia ai suoi esordi. Una diagnosi tempestiva consente di avviare cure mirate che possono indurre una remissione duratura e migliorare significativamente la prognosi. Anche l’alimentazione svolge un ruolo importante: in assenza di sintomi attivi, è sufficiente seguire una dieta equilibrata e sana.

Durante le fasi acute, invece, è consigliabile un regime alimentare con cibi semplici e digeribili. In presenza di stenosi intestinali, è fondamentale evitare alimenti ricchi di fibre come cereali integrali e alcune tipologie di frutta e verdura. Purtroppo, la realtà italiana mostra delle criticità: uno studio europeo ha rivelato che il 54% dei pazienti nel nostro Paese non ha ricevuto un controllo efficace e puntuale della propria condizione.

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