NAPOLI – Una notte di ordinaria vigilanza trasformata in uno scenario da film d’azione, con sirene spiegate, lamiere contorte e il coraggio dei Carabinieri messo a dura prova. Si è concluso con tre arresti, due militari feriti e due gazzelle distrutte un folle inseguimento che ha squarciato il silenzio della periferia occidentale di Napoli, da Posillipo fino al cuore di Mergellina.
Tutto ha inizio poco dopo la mezzanotte, quando al 112 giunge la segnalazione di un cittadino. Tre individui si aggirano con fare sospetto tra le auto in sosta nella zona collinare di Posillipo. L’allarme fa scattare immediatamente le pattuglie del Nucleo Radiomobile di Napoli, che convergono rapidamente nell’area indicata. I militari non tardano a individuare il veicolo segnalato: una Mercedes GLA nera, intercettata lungo la panoramica discesa Coroglio. A bordo, tre uomini. Un dettaglio salta subito all’occhio dei Carabinieri: la targa dell’auto è palesemente contraffatta, fissata in modo rudimentale con del nastro adesivo. Un chiaro segnale che qualcosa non va.
I militari intimano l’alt, ma la risposta dei tre a bordo è immediata e violenta. Invece di fermarsi, il conducente preme a tavoletta sull’acceleratore, dando il via a una corsa disperata per le strade della città. La Mercedes, potente e veloce, tenta di seminare le gazzelle, ma i Carabinieri, esperti conoscitori del territorio, non mollano la presa e rimangono in scia.
La fuga si trasforma in un serpentone di luci blu e motori ruggenti. Da discesa Coroglio, i fuggitivi percorrono via Cattolica per poi lanciarsi in una curva a gomito verso la stretta e insidiosa via Campegna. Chi conosce Napoli sa che quel tratto, a doppio senso e scarsamente illuminato, è una vera e propria trappola per automobilisti inesperti, figurarsi per chi lo percorre a velocità folle. Ma la banda non si cura dei rischi. Ignorando il semaforo rosso di fronte alla chiesa di San Vitale, il SUV si immette sul viale Giulio Cesare, sfreccia sotto la Galleria Laziale e sbuca in piazza Sannazzaro, per poi tentare la risalita verso il corso Vittorio Emanuele.
La centrale operativa, coordinando le pattuglie sul territorio, organizza uno sbarramento in piazza Piedigrotta. Due auto di servizio, una Alfa Romeo Tonale e una Giulia, si posizionano per bloccare ogni via di fuga. Ma i tre non hanno alcuna intenzione di arrendersi. Anziché frenare, trasformano il loro veicolo in un ariete, schiantandosi deliberatamente contro le auto dei Carabinieri. L’impatto è violento. Le due gazzelle vengono colpite in pieno e due militari rimangono feriti nell’urto.
Nonostante i danni e lo scontro, la corsa non è ancora finita. La Mercedes, seppur danneggiata, prosegue per qualche centinaio di metri, con altri lampeggianti che ormai la circondano. La fuga termina definitivamente a pochi passi dalla stazione della linea 2 di Mergellina, dopo quasi sette chilometri di terrore e asfalto bruciato. I tre tentano un’ultima, disperata fuga a piedi, ma vengono prontamente bloccati e ammanettati.
In manette sono finiti Davide Savarese, 32 anni, Gennaro Chianese, 35 anni, e il più giovane Vincenzo De Rosa, di 21 anni, tutti già noti alle forze dell’ordine. Ora si trovano in attesa di giudizio e dovranno rispondere delle pesanti accuse di fuga pericolosa, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, oltre a danneggiamento aggravato dei beni dello Stato. I due Carabinieri feriti sono stati medicati e dimessi con una prognosi di cinque giorni. Una notte di follia che, solo grazie alla prontezza e al coraggio dei militari, non si è trasformata in una tragedia.


















