Il progetto per la costruzione del nuovo stadio di Milano ha incontrato un ostacolo imprevisto e potenzialmente decisivo. Un’iniziativa legale, promossa da un privato cittadino tramite l’avvocato Veronica Braghò, rischia infatti di rallentare o, nello scenario peggiore, bloccare l’iter per la realizzazione dell’impianto che dovrebbe sostituire lo storico Giuseppe Meazza. Palazzo Marino è stato citato in giudizio per presunte irregolarità nella gestione della vendita dell’area.
La controversia legale nasce dall’atto con cui il Comune di Milano ha ceduto i terreni dell’area di San Siro alla società Stadio San Siro Spa, la joint venture creata appositamente da Inter e Milan per gestire il progetto. L’operazione, formalizzata con un rogito notarile il 5 novembre, è ora al centro di un ricorso che ne contesta la legittimità temporale e procedurale. Secondo l’accusa, la vendita sarebbe stata conclusa in modo affrettato per un motivo ben preciso.
Il cuore della questione risiede in una specifica norma sulla tutela dei beni culturali. La legge italiana prevede che un immobile di proprietà pubblica, una volta superati i 70 anni dalla sua costruzione, possa essere sottoposto a un vincolo di interesse culturale. Tale vincolo, se applicato, ne avrebbe impedito la demolizione, rendendo di fatto irrealizzabile il piano dei club. La data cruciale per il secondo anello di San Siro sarebbe scattata appena cinque giorni dopo la firma dell’atto di vendita.
L’accusa sostiene che l’amministrazione comunale abbia agito deliberatamente per anticipare i tempi, finalizzando la cessione prima che potesse scattare la tutela. Questa mossa avrebbe permesso di aggirare l’ostacolo normativo, garantendo ai club la possibilità di procedere con l’eventuale abbattimento del vecchio impianto. La posizione del Comune appare inoltre aggravata da un ulteriore dettaglio emerso dalle ricostruzioni.
Nei giorni precedenti al rogito, sarebbero infatti pervenute a Palazzo Marino alcune segnalazioni che suggerivano, a scopo precauzionale, di rinviare la firma. Ignorare questi avvertimenti potrebbe essere interpretato come una volontà esplicita di procedere a ogni costo, un elemento che potrebbe pesare nel giudizio. Ora la parola passa al tribunale, che dovrà valutare la fondatezza del ricorso e decidere sulla legittimità della vendita.
Le conseguenze di questa vicenda sono ancora incerte, ma delineano un futuro complesso per il nuovo stadio. Un eventuale accoglimento del ricorso potrebbe non solo causare ritardi significativi, ma anche invalidare l’atto di vendita, costringendo Milan e Inter a rivedere completamente i loro piani. Questa incertezza giuridica rappresenta una nuova, seria minaccia per un progetto che ha già affrontato un percorso lungo e travagliato.












