Omicidio Ascione, la svolta: due arresti. L’ombra del clan De Micco sulla faida di Ponticelli

154
Operazione dei carabinieri
Operazione dei carabinieri

NAPOLI – Si stringe il cerchio attorno ai responsabili e ai fiancheggiatori dell’omicidio di Fabio Ascione, il 20enne freddato lo scorso 7 aprile in un agguato che ha insanguinato ancora una volta le strade dell’area Est di Napoli. All’alba di oggi, 16 giugno 2026, i Carabinieri della Compagnia di Napoli Poggioreale hanno inferto un duro colpo al contesto criminale che ha fatto da sfondo al delitto, eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due uomini, un 30enne e un 24enne, ritenuti tasselli fondamentali nel puzzle investigativo.

Il provvedimento, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, contesta ai due indagati i reati di porto e detenzione illegale di arma comune da sparo. Ma è l’aggravante a definire i contorni della vicenda: per il più giovane degli arrestati, il 24enne, i magistrati hanno riconosciuto il metodo mafioso, legando la sua condotta alla sua appartenenza al temibile clan “De Micco”, egemone nel quartiere di Ponticelli.

Le indagini, coordinate dalla Dda e condotte senza sosta dai militari dell’Arma, hanno preso le mosse proprio da quella tragica sera di aprile. La morte di Ascione è apparsa fin da subito non come un episodio isolato, ma come un atto di guerra all’interno delle complesse e violente dinamiche di potere tra i clan della periferia orientale. Gli investigatori hanno meticolosamente ricostruito le ore e i giorni precedenti e successivi all’omicidio, passando al setaccio ore di registrazioni dei sistemi di videosorveglianza, sia pubblici che privati, e raccogliendo le preziose, seppur difficili, testimonianze di chi ha visto o sentito qualcosa.

Da questo lavoro certosino è emerso un quadro indiziario definito “grave” dagli inquirenti. I due arrestati di oggi sarebbero stati immortalati mentre detenevano e portavano in un luogo pubblico una pistola. Non un’arma qualsiasi, ma quella che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stata poi ceduta a un terzo soggetto. Quest’ultimo, già fermato come indiziato di delitto lo scorso 14 aprile, avrebbe utilizzato proprio quella pistola, subito dopo averla ricevuta, per partecipare a un conflitto a fuoco in una strada affollata, mettendo a repentaglio l’incolumità di decine di persone.

La filiera dell’arma, dunque, sembra essere stata ricostruita. Un passaggio di mano cruciale che, secondo la Procura, dimostra una pianificazione e una disponibilità di fuoco tipiche delle organizzazioni camorristiche. L’aggravante del metodo mafioso contestata al 24enne sottolinea come l’azione si inserisca in una strategia di affermazione e controllo del territorio da parte del clan De Micco, volta a intimidire i rivali e a manifestare la propria potenza di fuoco.

I due uomini sono stati prelevati dalle loro abitazioni e, dopo le formalità di rito, tradotti presso il carcere di Poggioreale a disposizione dell’autorità giudiziaria. È fondamentale ricordare, come specificato dalla Procura, che il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta in fase di indagini preliminari. Gli indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a una sentenza definitiva e avranno la possibilità di avvalersi dei mezzi di impugnazione previsti dalla legge. Tuttavia, questi arresti rappresentano un passo avanti significativo per fare piena luce non solo sulla catena di responsabilità legata al possesso dell’arma, ma soprattutto per dare un nome e un volto agli esecutori e ai mandanti dell’omicidio del giovane Fabio Ascione.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome