Pd, Gentiloni candidato al vertice della Commissione Ue E il governatore Zingaretti rilancia gli Stati Uniti d’Europa

in foto Paolo Gentiloni

Roma – Paolo Gentiloni candidato del Pse alla presidenza della Commissione Ue? Per ora è poco meno di una suggestione, ma l’idea è finita comunque nel flusso del dibattito interno al Pd e alla sinistra europea.

Le chance di riuscita del progetto sono ridotte al lumicino

I sondaggi sulle prossime elezioni europee di maggio 2019 non premiano le forze del progressismo continentale ma, al contrario, soffiano sulle vele del populismo.

Sarà questo lo scenario con cui dovrà confrontarsi anche il futuro segretario del Partito democratico, che sarà scelto tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio del prossimo anno.

Anche se non è ancora chiaro se sarà eletto con primarie aperte ai cittadini, come impone lo Statuto, o con una consultazione interna riservata agli iscritti.

In corsa per ora ci sono Matteo Richetti e Nicola Zingaretti

Nicola Zingaretti, che saluta senza particolari patemi d’animo la candidatura del neo senatore dem: “Bene, è importante. Sono convinto che sarà un bel confronto sulle idee, perché la ricerca della soluzione per rimettersi in piedi ha bisogno di tanti protagonisti“.

L’unità, non è il tratto distintivo del Pd

Lo dimostrano le parole di Roberto Giachetti, che prima rivela di essersi “riproposto di non alimentare il dibattito interno su giornali e social fino a che non si celebrerà il Congresso“, tornando a chiedere una data.

Poi fa sapere a Zingaretti, “che descrive il Pd come qualcosa di repellente nel quale lui non ha mai avuto alcun ruolo”, di stare appuntandosi tutto “perché ho davvero una gran voglia di rispondergli, quando ne avrò la possibilità“.

Il governatore prova ad allargare il campo di gioco

Zingaretti coinvolge anche la sinistra europea, con la proposta di raccogliere 100 milioni di firme tra i cittadini del Vecchio continente per chiedere che il prossimo presidente della Commissione Ue sia scelto direttamente dalle urne.

Una sorta di ‘premierato’ che rilanci il “progetto di Stati Uniti d’Europa”

I tempi sono strettissimi, e Zingaretti è il primo a rendersene conto, ma se il piano gli riuscisse davvero, allora potrebbe diventare terreno fertile per un compromesso con quell’area di Pd che si rispecchia in Gentiloni.

Renzi programma la prossima Leopolda

A proposito dell’ex premier e segretario, arrivano nuove conferme sulla sua volontà di non scendere in campo per la terza volta, ma di sicuro non se ne starà con le mani in mano.

Nel suo quartier generale fiorentino programma la prossima Leopolda, che dovrà essere studiata nei minimi dettagli per aggregare tutti i consensi di cui ancora gode, per poi convogliarli nella sfida congressuale.

La fase successiva sarà, poche settimane dopo, a Salsomaggiore, provare a rinserrare le fila anche degli amministratori locali e dell’associazionismo per mettere insieme un ‘tesoretto’ di voti utili.

A margine delle ‘grandi manovre’, infine, si colloca Maurizio Martina

Il segretario del Pd, giorno dopo giorno prova a imporre il suo modello, diametralmente opposto sia a quello di Renzi, sia a quello dei predecessori di Bersani e D’Alema.

La sua segreteria si è riunita a Genova, dopo l’incontro con gli sfollati del crollo di Ponte Morandi.

I giocatori scalpitano e la ‘rete di protezione’ non durerà ancora a lungo

Martina continua a promuovere idee per la ‘contromanovra’, alternativa a quella del governo Lega-M5S. Ma prima o dopo arriverà comunque il tempo in cui dovrà decidere quando aprire l’arena del Congresso.

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