Pisa, dissequestrati i cani: Enpa protesta

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Benessere animale
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L’Ente Nazionale Protezione Animali (Enpa) ha espresso profonda preoccupazione in seguito alla decisione del Tribunale del Riesame di Pisa, che ha disposto il dissequestro dei barboncini provenienti da un allevamento a Castelfranco di Sotto. Il provvedimento ha suscitato lo sconcerto dell’associazione, che si è opposta fermamente alla restituzione degli animali.

“Prendiamo atto con grande sconforto di questa decisione”, ha affermato Giusy D’Angelo, vicepresidente di Enpa. “Nonostante un progressivo rafforzamento della tutela penale degli animali, sul piano applicativo questa sentenza non rende giustizia e non va di pari passo con l’evoluzione delle norme. Nei convegni si parla di una stretta sui maltrattamenti, ma nella pratica questo è il risultato”.

Ciò che Enpa ritiene particolarmente grave è che nel provvedimento del Riesame non vi sarebbe alcun riferimento al maltrattamento degli animali. Questa mancanza emerge nonostante il corposo materiale depositato agli atti, che include centinaia di pagine tra relazioni veterinarie, valutazioni etologiche e documentazione fotografica raccolta durante le indagini. La vicenda è seguita dall’ufficio legale dell’associazione tramite l’avvocato Claudia Ricci.

“Ci troviamo davanti a una decisione che ci lascia sinceramente sconcertati”, ha proseguito D’Angelo. “A fronte del lavoro svolto dalle Forze dell’Ordine e della documentazione tecnica, non comprendiamo come possa non emergere alcuna valutazione sulle condizioni dei cani. Riteniamo che il quadro emerso richieda approfondimenti che vadano oltre i soliti profili amministrativi”.

Per queste ragioni, l’associazione auspica che la Procura della Repubblica decida di impugnare il provvedimento del Riesame, chiedendo una piena rivalutazione di tutti gli elementi raccolti. Enpa sottolinea che non si tratta di semplici irregolarità burocratiche, ma di condizioni che meritano un’attenta analisi sotto il profilo del benessere animale.

A rendere il quadro ancora più complesso concorrono i precedenti giudiziari relativi alla proprietaria dell’allevamento, Roberta Rubini. Il Tribunale di Trieste l’ha infatti condannata in primo grado a 3 anni e 8 mesi di reclusione per reati come tentato traffico illecito di animali, associazione per delinquere e truffa. La sentenza è stata successivamente confermata in toto dalla Corte d’Appello.

L’associazione ha sollevato anche una questione pratica: dove verranno collocati gli animali, dato che la struttura di provenienza presenterebbe rilevanti criticità strutturali e abusi edilizi. Per questo, ha rivolto un appello diretto alla Procura, al Comune e all’ASL, chiedendo chiarezza sulla futura destinazione dei cani e sulle garanzie per la loro tutela.

Enpa ha colto l’occasione per smentire alcune notizie diffuse dalla stampa. L’ente ha precisato di essere esclusivamente custode giudiziario degli animali e di non aver dato alcun cane in adozione, contrariamente a quanto riportato da alcune testate.

Infine, è stata fatta chiarezza su alcune immagini prodotte dalla difesa, che secondo quest’ultima ritraevano una struttura Enpa a Massa in condizioni precarie. L’associazione ha smentito categoricamente, affermando di non gestire alcun canile o altra struttura a Massa e che le fotografie non sono in alcun modo riconducibili al proprio operato.

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