La Puglia, dopo essere stata una regione leader nell’installazione di fonti per la produzione di energia pulita, ha subito una brusca frenata. Sebbene vanti una notevole potenza installata tra fotovoltaico ed eolico, è anche tra le prime in Italia per numero di progetti in attesa di una valutazione.
Il paradosso nasce da due fattori contrapposti. Da un lato, l’eccellente esposizione a sole e vento, specialmente in provincia di Foggia, attrae un flusso costante di investimenti. Dall’altro, la lentezza esasperante delle procedure amministrative ha creato un vero e proprio imbuto. Secondo l’Osservatorio REgions 2030, solo nei comuni di Ascoli Satriano, San Severo e Foggia sono concentrati piani per ben 10 GW.
I dati della Regione Puglia confermano l’impasse: sono oltre 700 i progetti, per un totale di 32 GW di potenza, che attendono il via libera. Una parte di questi è ferma al Ministero dell’Ambiente per la Valutazione di Impatto Ambientale (Via). Nonostante il potenziale, la regione si trova indietro rispetto ai suoi obiettivi di sviluppo e, secondo i dati Terna, è quarta in Italia per entità dei progetti in stand-by, preceduta da Sardegna, Calabria e Toscana.
In teoria, sommando le autorizzazioni già concesse a quelle in coda, la Puglia avrebbe già raggiunto il traguardo fissato per il 2030. La realtà, però, è più complessa: non tutti i progetti approvati verranno effettivamente realizzati, e le domande presentate meritano comunque una risposta in tempi certi.
Nel settore eolico, l’attesa è diventata insostenibile per le aziende. Simone Togni, presidente di Anev, l’associazione nazionale dell’energia del vento, ha spiegato: «Siamo vicini all’obiettivo di 4200 MW per il 2030, ma il problema sono i tempi. Per ottenere un’autorizzazione servono in media cinque anni, a cui se ne aggiungono almeno altri due per la costruzione. Un’attesa inaccettabile per gli investitori».
La situazione non cambia per il fotovoltaico. Marco Balzano, di Italia Solare, ha sottolineato il ruolo ostativo di alcuni enti: «Le Soprintendenze dicono no a prescindere. La grande preoccupazione per l’uso del suolo agricolo non ha fondamento, dato che a oggi solo l’1% dell’area agricola è stato occupato da impianti. L’agrifotovoltaico, inoltre, permette di unire agricoltura e produzione di energia».
Gli fa eco Alfonso Gallo della società Geko: «Sono troppi gli enti coinvolti nel processo, e alla fine le Soprintendenze negano i permessi anche nelle aree considerate idonee, senza alcuna interlocuzione con i promotori. Le risposte ci arrivano anche dopo sette mesi. È troppo».






