PORTICI-ERCOLANO – Si chiude il cerchio su una violenta tentata rapina che aveva scosso la quiete di una mattina di fine estate. A distanza di otto mesi dai fatti, gli agenti della Polizia di Stato del Commissariato di Portici-Ercolano hanno assicurato alla giustizia il secondo presunto responsabile, un diciannovenne napoletano, ponendo fine a una meticolosa attività investigativa.
Ieri mattina, su delega del Procuratore della Repubblica, è scattata l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari. Il provvedimento, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) dell’Ufficio 38° del Tribunale di Napoli, ha raggiunto un giovane residente al corso San Giovanni, nel capoluogo partenopeo. L’accusa è pesantissima: tentata rapina in concorso.
I fatti contestati risalgono al 17 agosto 2025. Quella mattina, quella che doveva essere una normale giornata si trasformò in un incubo per un automobilista. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il diciannovenne, alla guida di un motoveicolo, avrebbe agito in coppia con un complice, all’epoca dei fatti minorenne. I due avrebbero affiancato l’autovettura della vittima prescelta, bloccandole di fatto la strada. Con fare minaccioso, le avrebbero intimato di fermarsi e di consegnare tutto ciò che aveva con sé.
Di fronte al secco rifiuto del conducente, la situazione è degenerata. Uno dei due rapinatori ha estratto una pistola, puntandola contro la vittima in un gesto di agghiacciante intimidazione. In quei drammatici istanti, però, l’automobilista ha trovato una freddezza e un coraggio inaspettati. Pur terrorizzato, invece di cedere al ricatto, ha ingranato la marcia ed è riuscito a divincolarsi, accelerando in direzione opposta a quella di fuga dei due malviventi, che si sono dileguati a bordo del loro scooter.
Da quella denuncia sono partite le indagini, coordinate dalla VII sezione della Procura della Repubblica di Napoli e condotte con tenacia dagli agenti del commissariato locale. La svolta è arrivata grazie alla tecnologia. Gli investigatori hanno avviato un paziente lavoro di acquisizione e analisi delle immagini registrate da decine di telecamere, sia del sistema di videosorveglianza comunale sia di quelle installate presso le attività commerciali della zona. Fotogramma dopo fotogramma, incrociando percorsi, orari e dettagli fisici, la polizia è riuscita a ricostruire l’intera dinamica del raid e, soprattutto, a dare un volto e un nome ai presunti autori.
Il primo tassello del puzzle era già stato messo al suo posto. Il complice minorenne, infatti, era già stato identificato e assicurato alla giustizia per lo stesso episodio. Attualmente si trova detenuto presso l’Istituto Penale per i Minorenni (IPM) di Catanzaro. L’arresto di ieri completa il quadro accusatorio, portando anche il presunto complice maggiorenne a rispondere delle sue azioni.
È fondamentale sottolineare, come specificato dalla Procura, che il provvedimento restrittivo eseguito è una misura cautelare disposta in fase di indagini preliminari. Contro di essa sono ammessi mezzi di impugnazione e l’indagato è da considerarsi presunto innocente fino a una sentenza di condanna definitiva.


















