Righetti: ‘Visti 18 arresti cardiaci in una notte’

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Cronache sport calcio
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Ubaldo Righetti ha lottato contro la morte e l’ha sconfitta. L’ex difensore ha raccontato la sua terribile esperienza del 2021, quando è stato colpito da un doppio infarto mentre giocava a tennis. “Ho sentito un peso enorme sulla cassa toracica, mi mancava il respiro”, ha ricordato. L’operazione d’urgenza è stata un momento drammatico. “Ricordo la dottoressa che urlava: lo stiamo perdendo. Sembrava di stare in un film”.

Quella notte, Righetti ha avuto diciotto arresti cardiaci. “Avevano detto alla mia compagna che avrei potuto non superare la notte”, ha spiegato. “Ricordo perfettamente la botta del defibrillatore, una scossa enorme. Poi mi hanno intubato ed è calato il buio”. Fortunatamente, l’ex calciatore si è ripreso senza subire danni cerebrali, nonostante il rischio legato alla mancanza di ossigeno. Durante la convalescenza ha ricevuto un’ondata di affetto da ex colleghi e tifosi, citando i messaggi di Walter Sabatini e Paulo Fonseca.

Il legame con la Roma è rimasto fortissimo. Righetti ha militato in giallorosso dal 1981 al 1987, vivendo un’era indimenticabile. “Quel gruppo è diventato una famiglia. Ci vediamo ancora oggi: io, Bruno Conti, Pruzzo, Nela. Parliamo delle partite come se dovessimo giocare domani”. Il ricordo più luminoso è legato allo scudetto, una gioia anticipata da una previsione di Falcao. “In ritiro ci disse: vinceremo lo scudetto. Lo guardammo un po’ scettici, ma aveva ragione lui”.

In panchina c’era Nils Liedholm, una figura paterna per Righetti. “Fu lui a lanciarmi e darmi fiducia”, ha affermato, svelando un lato curioso del Barone. “Era scaramantico. Una volta, per una trasferta a Cagliari, ci impose di fare tappa da un mago. Componeva la formazione considerando l’energia positiva o negativa dei giocatori”.

Non sono mancati, però, momenti dolorosi. La finale di Coppa dei Campioni persa all’Olimpico contro il Liverpool rappresenta “una ferita ancora aperta. Quando tra compagni esce fuori il discorso, lo chiudiamo subito. Fa ancora tanto male”. Altrettanto profondo è il dolore per la scomparsa di Agostino Di Bartolomei. “Non voglio darmi una spiegazione, entrerei in un loop di malinconia. Voglio ricordarmi dell’uomo fantastico che è stato”, ha detto, condividendo un insegnamento del capitano: “Mi disse: dovrai sudare per loro, perché loro sono la Roma”.

L’addio alla Roma è arrivato dopo incomprensioni con l’allenatore Sven-Göran Eriksson, complice anche un problema di pubalgia. “Lui sapeva che stavo male, ma mi chiedeva di giocare promettendomi protezione. Dopo prestazioni negative, invece, disse di non capire cosa avessi”. La sua carriera è poi proseguita a Lecce, dove ha ritrovato un’atmosfera familiare grazie a Carlo Mazzone. “Carletto mi ha fatto sentire a casa, aveva un’umanità fuori dal comune. Ci siamo voluti bene per davvero”.

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