MARCIANISE – L’ipotesi mafiosa non supera il vaglio del gip, ma nell’ordinanza restano le conversazioni e i rapporti d’affari ricostruiti dai finanzieri. L’inchiesta sui cantieri dell’Alta velocità Napoli-Bari, che ha portato Dante Salzillo ai domiciliari, documenta anche i contatti con Adolfo Ciotta e suo padre Giuseppe, quest’ultimo ritenuto dagli investigatori vicino al clan Pagnozzi. I due non sono indagati nel procedimento. Il giudice considera insufficienti gli elementi richiamati dalla Procura per sostenere la lettura mafiosa di questi rapporti.
La contestazione di concorso esterno riguardava il clan Belforte. Per il gip, però, non risulta spiegato come l’attività attribuita ai fratelli Salzillo in favore di imprenditori ritenuti vicini ad altre cosche potesse sostenere quella specifica accusa. Il giudice sottolinea inoltre che gli indizi sulla caratura criminale dei Ciotta consistono in dichiarazioni di collaboratori di giustizia risalenti nel tempo e riferite soltanto a Giuseppe.
Le intercettazioni descrivono comunque ripetuti tentativi di Dante Salzillo di favorire l’ingresso delle imprese riconducibili ad Adolfo nei cantieri. Il 12 gennaio 2024 parla con il fratello Raffaele di un contratto non ottenuto a Hirpinia Av: la società risultava nella black list di Webuild. Il 30 gennaio insiste con un responsabile degli acquisti del consorzio Telese per presentargli Adolfo, nonostante i riscontri negativi riferiti dall’interlocutore.
Un altro passaggio riguarda l’incendio di una baracca di Areco nel cantiere di Telese, nell’agosto 2024. I fratelli lo interpretano come un’intimidazione e Raffaele chiede ad Adolfo di interessare il padre per raccogliere informazioni. La conversazione documenta la richiesta, senza accertare responsabilità nell’incendio.
A novembre Adolfo domanda a Dante un lavoro di carpenteria per la cava di un amico. Salzillo si rende disponibile senza chiedere un pagamento, spiegando al fratello di voler “compensare” un’altra situazione, non precisata.
Nel maggio 2025, dopo l’iscrizione di un’impresa dei Ciotta nella white list, Adolfo propone un’associazione temporanea di imprese per lavorare nel cantiere Xenia. Dante promette di parlarne con un responsabile di Webuild. Per la Procura, questi rapporti indicavano un sostegno anche ad ambienti criminali diversi dai Belforte. Il gip non condivide questa conclusione: non ritiene spiegato come tali condotte possano sostenere la contestazione di concorso esterno nel clan Belforte e giudica insufficienti gli elementi sulla presunta vicinanza dei Ciotta al clan Pagnozzi.
I contatti con i Ciotta rappresentano uno dei capitoli dell’inchiesta sulla rete di relazioni attorno ad Areco. Secondo l’accusa, denaro, regali e altre utilità avrebbero consentito all’impresa di ottenere affidamenti e agevolazioni nei pagamenti nei cantieri dell’Alta velocità Napoli-Bari.
Il giudice, a seguito degli interrogatori preventivi, ha disposto dieci arresti domiciliari, tra cui quelli dei fratelli Dante, Raffaele e Angelo Salzillo, e altre misure per dieci indagati, escludendo l’aggravante mafiosa. Le contestazioni alla base dei provvedimenti riguardano, secondo le singole posizioni, corruzione, sfruttamento del lavoro e false fatturazioni. Tutti gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a un’eventuale condanna definitiva.
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