Sardegna: caos legale blocca le energie rinnovabili

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Caos normativo
Caos normativo

La complessa vicenda normativa sullo sviluppo delle energie pulite in Sardegna ha vissuto un nuovo capitolo. La legge regionale sarda 20/2024, pensata per definire le aree idonee all’installazione di impianti, è tornata al vaglio della Corte Costituzionale dopo una prima sentenza (la n. 184 del 2025) che ne aveva già dichiarato incostituzionali diverse disposizioni.

Il nuovo esame della Consulta, sollecitato da ricorsi presentati dal Tar Sardegna e dal Tar Lazio, si è concentrato sulla legittimità costituzionale degli allegati tecnici della legge. Si tratta dei documenti (allegati da A a E) che individuano materialmente le aree considerate “non idonee”, di fatto bloccando quasi ogni nuovo progetto. L’udienza pubblica si è tenuta nel mese di maggio e ha visto contrapposte alla Regione diverse società del settore, tra cui Rwe Renewables Italia, Sorgenia Renewables ed Edison Rinnovabili.

Secondo l’avvocato Carlo Comandè, dello studio legale Cdra, che segue il procedimento, “gli allegati alla legge sarda non erano stati impugnati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel primo procedimento”. Ora, invece, l’impugnazione da parte degli operatori ha portato la questione al centro dell’attenzione. “L’udienza ha avuto a oggetto proprio lo scrutinio di costituzionalità delle regole tecniche, contenute negli allegati, che stabiliscono quali siano le aree idonee”. Queste regole, ha spiegato il legale, hanno l’effetto di classificare come non idoneo il 96% del territorio sardo, impedendo di fatto l’applicazione delle norme comunitarie di semplificazione.

Parallelamente, la stessa Corte Costituzionale è intervenuta con un’altra sentenza (la n. 88 del 2026) in un conflitto di attribuzione tra la Regione Sardegna e il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase). La Corte ha accolto i ricorsi della Regione, annullando alcuni decreti ministeriali che avevano dato parere favorevole a progetti agrivoltaici nelle province di Oristano e Sassari.

Il Ministero aveva approvato tali progetti “disapplicando” la legge regionale 20/2024, ritenendola illegittima e in contrasto con gli obiettivi europei. La Consulta ha però stabilito un principio fondamentale: un’autorità amministrativa statale non può ignorare una legge regionale vigente. Solo la Corte stessa ha il potere di dichiararne l’incostituzionalità.

Tuttavia, l’impatto pratico di questa seconda sentenza risulta molto limitato. Come ha sottolineato l’avvocato Comandè, la stessa Corte Costituzionale aveva già dichiarato parzialmente incostituzionale proprio la legge 20/2024 nel dicembre 2025. Di conseguenza, la decisione sul conflitto di attribuzione non cambia lo scenario attuale. “Al momento, non ci sono conseguenze pratiche per gli operatori o effetti su simili situazioni riguardanti altre Regioni”, ha concluso Comandè. La partita decisiva si giocherà sulla costituzionalità degli allegati, che determineranno il futuro delle rinnovabili sull’isola.

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