Schiavone e il business dei soldi cinesi

Gli orientali a caccia di conti italiani dove far confluire il denaro. Il mafioso Schiavone intercettato: “Su 100mila euro versati loro si tengono 70mila”

Nicola Baldieri/Lapresse - Cronaca Casal di Principe (Caserta) - Italia Vasta operazione contro la fazione Schiavone del clan dei Casalesi

CASAL DI PRINCIPE – Riprendere gli affari interrotti dal suo arresto. Ripartire con nuove società, intestate a prestanome, per reinserirsi nel giro di appalti pubblici grazie a politici e tecnici ‘amici’. Era il piano a cui l’imprenditore Nicola Schiavone, detto ‘o russ, aveva dato il via pochi giorni dopo aver messo il naso fuori la prigione. Il contatto con Orsi

Ma il casalese, già condannato per mafia nell’ambito del processo ‘Normandia 2’, per tornare in pista non voleva legarsi esclusivamente agli enti locali. Era intenzionato a diversificare e per tale ragione, hanno ricostruito gli agenti della Dia, aveva allacciato rapporti con Osvaldo Orsi, ora 36enne, figlio di Michele, l’imprenditore edile, passato poi al business dei rifiuti, ucciso dall’ala stragista del clan il primo giugno 2008.

I soldi cinesi

Il primo contatto tra i due viene annotato l’11 ottobre 2019. Nel corso della chiacchierata, Schiavone parla a Orsi di un business incentrato sostanzialmente sul riciclaggio di denaro proveniente dall’oriente. “Questi cinesi – racconta ‘o russ – hanno il problema di come far arrivare i soldi. Praticamente ti fanno arrivare 100mila euro sul tuo conto, 30 li prendi tu e 70 glieli devi restituire”. “Hanno già il conto?”, chiede Orsi. E il casalese risponde: “Hanno già il conto, già le cose, non è questo il problema, dobbiamo vedere fino a quando… io già gliel’ho detto che se andiamo a fare queste qua, è una cosa, quello là non esiste che sbaglia. Però se lui… tu vuoi andare? Io ti ci mando. Te lo posso mandare anche domani mattina (il contatto con cui avviare questo ipotizzato affare, ndr). Ma io non ti garantisco che quello se ne torna vacante (a vuoto, ndr)”. E il ragazzo gli dà via libera: “Tu procedi… tu procedi”.

Le auto

Cinesi a parte, Schiavone non disdegnava neppure di lanciarsi nei noleggi di auto di lusso. Ma non un mercato legale, voleva inserirsi, almeno questo emerge dalle intercettazioni, in quello dei veicoli clonati attraverso il sistema della falsa denuncia di furto. Schiavone, qualche giorno dopo l’incontro con Orsi, spiega i dettagli a un suo familiare: “Paghiamo il noleggio e poi si vende la macchina. E si denuncia il furto. Quindi quello là non esce protestato, lui…”. “Però dopo – gli fa presente il congiunto – non gliene danno più. Una volta sola lo puoi fare”. “E vabbè, una volta sola. Ma stiamo parlando – chiarisce ‘o russ – che prendi auto da settanta, ottantamila euro minimo”.

Vestiti griffati contraffatti

Non solo auto. Lo stesso giorno la Dia intercetta un’altra chiacchierata di Schiavone, alla presenza della moglie, Amalia Ucciero, sempre con Osvaldo Orsi e il fratello, Luca. L’idea, in base a quanto tracciato dagli investigatori, era di tuffarsi nel commercio online dell’abbigliamento griffato contraffatto. Osvaldo Orsi riferisce a Schiavone di conoscere persone a Napoli che avevano dei depositi di capi di abbigliamento contraffatti, nella zona ‘Madalena’, tra cui un tale Enzo recentemente scarcerato.

Altro incontro ritenuto dalla Dia di interesse investigativo è quello che avviene il 27 ottobre 2019, sempre tra Schiavone e Osvaldo Orsi. Si vedono al mattino in un bar e la discussione verte sul business dei noleggi di auto. La volontà di inserirsi in questo settore viene ribadita da ‘o russ il 29 ottobre quando ne parla con il fratello Massimiliano, dicendogli che è intenzionato a noleggiare veicoli per poi farli rubare e rivenderli.

L’indagine

Le conversazioni di ‘o russ, intercettate dalla Dia, avvenute con gli Orsi sono tra gli atti dell’inchiesta che lo scorso novembre ha fatto scattare il suo arresto cautelare con una nuova accusa di associazione mafiosa. I germani Osvaldo e Luca Orsi, estranei a quella inchiesta (e per quanto a nostra conoscenza non coinvolti neppure in altre inchieste) sono da ritenere (lo stesso ragionamento vale per Nicola Schiavone ‘o russ) innocenti fino a un’eventuale sentenza di condanna irrevocabile.

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