Serse Cosmi: oltre il personaggio, l’allenatore vincente

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Cronache sport calcio
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L’esultanza di Serse Cosmi dopo la vittoria della sua Salernitana a Ravenna ha riaperto una finestra sul passato del calcio italiano. Un gesto di gioia incontenibile che ha permesso alla squadra campana di superare il turno nei playoff di Serie C e che ha riportato l’allenatore al centro dell’attenzione mediatica.

L’immagine dell’allenatore con il cappellino e le urla a bordo campo, resa celebre dalle parodie televisive, rischia però di ridurre la sua figura a una semplice macchietta. Sarebbe un errore, perché dietro il personaggio si nasconde uno dei tecnici più influenti e preparati degli ultimi decenni, un uomo che ha saputo plasmare talenti e lasciare un’impronta tattica profonda.

Il suo periodo d’oro è stato senza dubbio il quadriennio alla guida del Perugia, dal 2000 al 2004. Quel club, gestito dall’esuberante presidente Gaucci, è diventato una realtà consolidata del nostro campionato, proponendo un calcio innovativo basato su un solido 3-5-2 che ha fatto scuola. Nonostante le continue rivoluzioni estive della rosa, dettate dalla necessità di realizzare plusvalenze, il suo Perugia ha ottenuto risultati prestigiosi, battendo squadre come Milan e Juventus, raggiungendo la qualificazione in Coppa Uefa e vincendo una Coppa Intertoto.

Forse il merito più grande di Cosmi è stato quello di vedere oltre le apparenze, trasformando giocatori che sembravano aver esaurito il loro potenziale. L’esempio più lampante è Fabio Grosso. L’allenatore umbro ha avuto l’intuizione di spostarlo dal ruolo di trequartista a quello di terzino sinistro, regalando al calcio italiano l’eroe che avrebbe segnato il rigore decisivo nella finale del Mondiale 2006.

Un contributo fondamentale alla vittoria di Berlino è arrivato anche attraverso un altro suo pupillo: Marco Materazzi. È stato proprio nel primo Perugia di Cosmi che il difensore ha vissuto la sua stagione più prolifica, segnando ben 12 gol e dimostrando quelle doti da incursore che lo avrebbero poi reso protagonista anche in Nazionale.

Dopo aver raccontato la sua storia anche in un’esperienza teatrale, Cosmi è tornato a fare ciò che gli riesce meglio: allenare. A 68 anni, nonno e con una carriera ricca di soddisfazioni alle spalle, ha dimostrato di non aver dimenticato come si guida una squadra alla vittoria. La passione è la stessa degli esordi a Ponte San Giovanni, dove il padre lavorava come fiumarolo sul Tevere.

Ora il suo percorso nei playoff proseguirà con la semifinale contro il Brescia, una sfida che rappresenta un altro incrocio con il suo passato. Lo farà senza il suo iconico cappellino, ma con la stessa grinta di sempre. A questa età, il personaggio non mette più in ombra l’allenatore, ma ne completa il ritratto: quello di una figura unica e indimenticabile del nostro calcio.

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