Si pente l’affiliato del clan Ciccarelli

CAIVANO (Tommaso Angrisani)– Trema la mala di Caivano, altro ‘scossone’ nel clan Ciccarelli: si pente Mariano ‘o romano, all’anagrafe Mariano Alberto Vasapollo. Il colpo di scena è emerso nel corso del processo di Appello in cui il 36enne del Parco Verde è imputato di spaccio per un giro di droga tra il Napoletano ed il Casertano. Collegato da una località segreta, ha revocato il suo storico avvocato di fiducia, nominandone un altro e sottolineando la volontà di collaborare con la giustizia. L’uomo, conosciuto anche come ‘Mariano d’o lavaggio’ è considerato un elemento del clan Ciccarelli ed ha alle spalle diverse condanne per droga. Lo scorso aprile, però, è stato colpito da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere perché accusato di due omicidi datati 2014. L’8 agosto venne ucciso Gennaro Amaro: secondo la Dda il boss Antonio Ciccarelli sarebbe il presunto mandante, mentre Vasapollo ‘o romano, così chiamato per l’accento romano con il quale solitamente il papà parlava, l’esecutore materiale mentre Antonio Cocci, pure lui nel frattempo diventato collaboratore di giustizia, avrebbe ricoperto il ruolo ‘specchiettista’, aspetto, però, che ha chiarito e respinto nei suoi primi verbali. Cocci ha indicato in Mariano ‘o romano il sicario di Amaro: gli avrebbe sparato di mattina mentre era in sella ad un bicicletta. “Il pomeriggio poi andammo a mangiare tutti in una trattoria a Napoli – le dichiarazioni di Tonino ‘o chiatt – ci siamo spostati dal Parco Verde perché era pieno di polizia”. Prima di lui un altro pentito del rione, Gennaro Masi, alias ‘culò’, aveva parlato di questo omicidio, affermando di averlo saputo direttamente da Vasapollo. Lo scenario è il ‘sistema’ costruito in quegli anni per lo spaccio, compresa la rete di ‘piazze’ obbligate a rifornirsi di cocaina dal clan.

Vasapollo

“Venne ammazzato su ordine di Ciccarelli perché gli aveva riferito che Massimo Gallo e Carlo Oliva lo volevano uccidere. Il motivo fu che Gennaro Amaro dava fastidio. Non solo egli aveva creato zizzania tra Gallo e Ciccarelli ma aveva anche il vizio di andare sulle piazze di spaccio picchiando gli spacciatori e prendendo la cocaina, eroina e soldi. Lui faceva uso di droga, dava fastidio”. Ma l’episodio che ne avrebbe decretato la morte sarebbe in realtà un altro: “Gennaro Amaro era convivente con una donna che faceva uso di cocaina, persone che non conosco. Tale donna disse a Corrado Schiavoni: dici a Tonino che Gennaro si va a fare una settimana di sonno, dopo andrà all’appuntamento di Antonio Ciccarelli e vediamo chi comanda nel Parco Verde”. A questo appuntamento, come confermato da Cocci, Amaro si sarebbe effettivamente recato ma “Tonino ‘a munnezz gli disse di andare via che era impegnato. Ricordo che fu molto duro, lo cacciò. Mentre ci stavamo allontanando dal viale di Ciccarelli, ricordo che vidi la mamma di Solimene affacciata alla finestra e subito ho visto Mariano Vasapollo passarmi vicino a bordo di una bicicletta, con un cappellino in testa e poco dopo ho sentito gli spari. Era Vasapollo che aveva ucciso Amaro”. Il 13 ottobre, invece, fu ammazzato Emilio Solimene: secondo la Dda Ciccarelli sarebbe stato il mandante e nel corso di un summit con Masi e Vasapollo avrebbe dato incarico a loro due di ucciderlo. A sparare, però, sarebbe stato il solo ‘culò’: lo avrebbe intercettato in sella al suo Transalp nel piazzale antistante un bar del quartiere facendo fuoco tre volte. Il 36enne, oltre a partecipare alla riunione organizzativa, avrebbe fornito un appoggio momentaneo al killer nella propria abitazione oltre a dargli consigli su come eliminare la polvere da sparo. Per questi fatti la Dda ha chiuso le indagini e si resta in attesa della fissazione dell’udienza preliminare.

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