Sisma Campi Flegrei, Fico non chiede l’emergenza per non assumersi responsabilità

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Riunione in Prefettura a Napoli con Raffaele Fico
Riunione in Prefettura a Napoli con Raffaele Fico

NAPOLI (Anastasia Leonardo) – Mentre ai Campi Flegrei ci sono quattromila sfollati, case da picconare e famiglie che aspettano di poter rientrare, a Napoli arriva il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per affrontare concretamente l’emergenza e raccogliere le richieste del territorio. Ci sono i sindaci, i comitati dei cittadini, il prefetto Michele di Bari e c’è anche il presidente della Regione Roberto Fico. Sul tavolo ci sono cinque documenti di proposte emendative al decreto Campi Flegrei. Eppure, proprio nel giorno in cui il Governo si presenta a Napoli per mettere mano alle misure necessarie, la Regione continua a tenere fuori dal tavolo lo stato d’emergenza. È questo il dato politico della giornata di ieri. Piantedosi viene a Napoli, ascolta il territorio e dice che il Governo è pronto a intervenire “anche” con una legge speciale. Fico, invece, continua a sostenere che lo stato d’emergenza non serva e che, anzi, potrebbe creare “duplicazioni, caos ed appesantimenti”. “Sulla dichiarazione di stato di emergenza, resto laico – ha detto Fico – nel senso che, se dovesse risultare utile, verrebbe richiesto, ma se, invece, lo stato di emergenza andasse a creare duplicazioni, caos ed appesantimenti, allora va escluso”. La spiegazione è che il bradisismo non sarebbe una normale emergenza, perché “è un fenomeno perenne”. Da qui la richiesta di una legge speciale che accompagni stabilmente il territorio. Ma il ragionamento non convince fino in fondo. Perché, mentre si costruisce la risposta permanente, si dovrebbe rinunciare a priori a uno strumento emergenziale che potrebbe servire ad affrontare la situazione attuale?

La presenza di Piantedosi a Napoli rende la scelta ancora più evidente. Il ministro non arriva per fare passerella istituzionale ma per raccogliere le richieste dei territori e intervenire sul decreto approvato dal Governo il 7 agosto. E al termine dell’incontro mette sul tavolo una disponibilità precisa: “Nessuno ha la bacchetta magica per la soluzione di tutti i problemi. Siamo tutti impegnati e credo che si possa andare a concepire qualcosa che anche attraverso una legge speciale, sia capace di gestire in maniera permanente la specificità del caso”. Dunque, la legge speciale che Fico invoca non viene respinta da Roma. Al contrario, Piantedosi dice apertamente che può essere parte della soluzione. E aggiunge un passaggio ancora più significativo: “Il governo non ha alcuna difficoltà a condividere, al di là della proclamazione dello stato di emergenza o meno, che il tema dei Campi flegrei sia oggetto di un intervento sistematico”. Il ministro, insomma, non arriva a Napoli per imporre una scelta alla Regione. Arriva per lavorare sugli strumenti. La Regione, invece, continua a presentare la questione quasi come un’alternativa obbligata: o lo stato d’emergenza, temporaneo, oppure la legge speciale, permanente. Ma le due cose non sono necessariamente incompatibili. Ed è qui che la posizione di Fico diventa difficile da comprendere. Perché l’emergenza è adesso. Sono adesso i quattromila sfollati. Sono adesso gli edifici da controllare, le famiglie da assistere, gli interventi da finanziare e le procedure da accelerare. La legge speciale può servire a governare il bradisismo negli anni. Ma nel frattempo occorre governare quello che sta accadendo oggi.

C’è poi il capitolo delle responsabilità, che rende la scelta della Regione ancora più delicata. Nelle precedenti emergenze sismiche che hanno interessato le regioni italiane, il modello commissariale ha spesso coinvolto direttamente i presidenti delle Regioni, chiamati a ricoprire il ruolo di commissari straordinari. Significa più poteri, ma anche più responsabilità. E allora il sospetto politico è inevitabile: dietro la prudenza di Fico sullo stato d’emergenza c’è soltanto una valutazione tecnica oppure anche la volontà di non assumere il peso di una gestione straordinaria che finirebbe per mettere direttamente sulle spalle del governatore decisioni, ritardi e risultati? Non è Fico a dirlo, e non sarebbe corretto attribuirgli una motivazione che non ha dichiarato. Ma è un interrogativo che la sua scelta inevitabilmente alimenta. Perché se lo stato d’emergenza viene considerato inutile, occorre spiegare con precisione perché. Se invece viene ritenuto addirittura dannoso perché produrrebbe «caos» e «appesantimenti», bisogna indicare quali sarebbero questi problemi e perché una gestione straordinaria sarebbe meno efficace di quella ordinaria.

Nel frattempo, Piantedosi raccoglie le richieste del territorio. Sono cinque i documenti presentati al ministro, con un lavoro di sintesi svolto dalla Regione a partire dalle proposte dei Comuni e dei comitati civici. Tra gli emendamenti c’è un contributo forfettario fino a 30mila euro per i danni lievi, con l’obiettivo di accelerare il rientro nelle abitazioni, oltre alla semplificazione delle procedure e alla possibilità di intervenire anche sugli immobili con difformità che non incidano in maniera significativa sulla stabilità. “L’incontro è andato bene”, dice Piantedosi. E riconosce il lavoro della Regione. Non c’è, dunque, lo scontro istituzionale che Fico potrebbe utilizzare per giustificare una contrapposizione con Roma. C’è un ministro che viene a Napoli, ascolta i territori e si dice disponibile a modificare il decreto. Il vero braccio di ferro resta quindi sulla dichiarazione dello stato d’emergenza. Fico non la chiede. E lo fa mentre il territorio attraversa una fase che, nei fatti, ha tutte le caratteristiche di un’emergenza.

Il presidente della Regione sostiene che nessun ministro gli abbia mai chiesto formalmente di farlo: “Nessun ministro della Repubblica italiana ha mai parlato con me di una dichiarazione di stato di emergenza. Sui tavoli che abbiamo fatto non c’è mai stata questa richiesta”. Ma anche questo rischia di essere un argomento pretestuoso. Se il presidente della Regione ritiene che lo stato d’emergenza possa essere utile ai cittadini campani, non dovrebbe aspettare che sia un ministro a suggerirglielo. Dovrebbe essere lui, per primo, a chiedere tutto ciò che ritiene necessario per affrontare la situazione. E invece, nel giorno in cui Piantedosi è a Napoli proprio per raccogliere le richieste del territorio, la Regione sceglie di non avanzare quella richiesta. È una scelta politica. Legittima, ma politica. E come tutte le scelte politiche comporta una responsabilità. Perché alla fine la questione è molto semplice: si può discutere per mesi sulla differenza tra emergenza e prevenzione, sulla natura permanente del bradisismo e sulla necessità di una legge speciale. Ma intanto ci sono quattromila persone che aspettano di tornare nelle proprie case. E quelle persone hanno bisogno di strumenti, soldi e tempi certi. Non di un’altra partita tra Regione e Governo.

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