Luciano Spalletti, commissario tecnico della Nazionale, ha recentemente espresso il suo apprezzamento per Dusan Vlahovic, definendolo un giocatore di impatto e con una “faccia tosta vera”. Secondo il tecnico, sono queste le caratteristiche che fanno la differenza in campo: la capacità di lottare su ogni pallone, la cattiveria agonistica e la determinazione nel cercare il gol. Per Spalletti, servono più atleti con questo temperamento per evitare la superficialità e alzare il livello competitivo di una squadra.
Questa filosofia non è una novità per l’allenatore di Certaldo. La sua carriera è stata costellata di figure carismatiche, giocatori che hanno incarnato la sua visione del calcio basata su intensità e sacrificio. Un percorso che parte da lontano e che ha trovato interpreti ideali in ogni squadra che ha guidato.
Durante la sua prima esperienza alla Roma, ha trovato in Daniele De Rossi l’emblema del leader combattivo. Il centrocampista è stato il cuore pulsante della squadra, un trascinatore per temperamento e attaccamento alla maglia. Insieme a lui, giocatori come Simone Perrotta hanno garantito un contributo instancabile in termini di corsa e inserimenti, elementi che Spalletti ha sempre considerato fondamentali. Successivamente, nella sua seconda avventura giallorossa, ha valorizzato la grinta di Radja Nainggolan, un altro centrocampista totale e senza paura.
Anche all’estero, l’allenatore ha cercato figure simili. Nella sua avventura allo Zenit di San Pietroburgo, ha potuto contare su Igor Denisov, un mediano roccioso e dal carattere forte, punto di riferimento per l’equilibrio della squadra russa. La spina dorsale delle sue formazioni è sempre stata costruita attorno a giocatori di grande personalità.
Sulla panchina dell’Inter, Spalletti ha affidato le chiavi del centrocampo a Marcelo Brozović. Il croato si è distinto per la sua incredibile resistenza e la capacità di coprire enormi porzioni di campo, diventando un elemento insostituibile. Accanto a lui, lo spirito di sacrificio di calciatori come Matías Vecino è stato un altro tassello importante nel suo scacchiere tattico.
L’apice è arrivato a Napoli, con la vittoria dello Scudetto. In quel gruppo, il capitano Giovanni Di Lorenzo ha rappresentato la costanza e l’affidabilità. In mezzo al campo, la forza fisica di Zambo Anguissa e l’intelligenza di Stanislav Lobotka hanno costituito il motore di una squadra perfetta, senza dimenticare la fame agonistica di un attaccante come Victor Osimhen, sempre pronto a lottare contro le difese avversarie.
L’elogio a Vlahovic, dunque, si inserisce in un percorso coerente. Spalletti ha sempre costruito le sue fortune su un nucleo di calciatori pronti alla battaglia, capaci di elevare il livello di intensità e di trascinare i compagni. L’attaccante serbo rappresenta l’ultimo esempio di un prototipo di giocatore che il commissario tecnico considera indispensabile.





