Stadio a Roma: Renzi ed il Pd attaccano il governo “del cambiamento”

Più che governo "del cambiamento", dal Pd viene definito come un "governo del Gattopardo"

296
Pubblicato il
di Elisabetta Graziani

ROMA (LaPresse) – Garantista sul piano giuridico, intransigente su quello politico. Il Pd si definisce per contrasto rispetto allo stile penta-leghista, anche nel caso dello stadio della Roma. Niente cori ‘Onestà-onestà’ sotto il Campidoglio, niente sventolio di manette. Il Partito democratico è “un’altra cosa”. E le briglie le tiene ancora una volta in mano Matteo Renzi che torna a dominare la scena con e-news e Facebook. Dove si lascia sfuggire una battuta fulminante. “Il governo del cambiamento che voi pensavate fosse nato in streaming nei colloqui tra le forze politiche, invece è nato a cena a casa di un costruttore romano”. Il riferimento è alla cena tra l’imprenditore Luca Parnasi, l’ex presidente Acea Luca Lanzalone, uomo di riferimento dei Cinquestelle, e il sottosegretario Giancarlo Giorgetti. Circostanza che vale all’esecutivo M5S-Lega l’appellativo di ‘Governo del Gattopardo’ anziché del cambiamento, dove tutto cambia per restare com’è.

Il primo a rompere il silenzio nel Pd è il capogruppo Graziano Delrio

“E’ molto più facile fare la voce grossa con 600 persone in mezzo al mare, con le Ong e con le associazioni di volontariato, che fare la voce grossa con i palazzinari”. I bersagli sono Matteo Salvini e Parnasi. Per Delrio, Parnasi e Lanzalone sono rispettivamente i “punti di riferimento” dei capi politici del governo gialloverde (o gialloblu). “Il palazzinaro agli arresti è amico vero, serio di Salvini, che Salvini ha difeso, correttamente. Perché lo ritiene una persona onesta e le carte dimostreranno se Salvini ha ragione o no. L’altro ha scritto lo statuto dei Cinquestelle“.

Il Pd chiede che il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede riferisca in aula a Palazzo Madama. Sembra infatti essere stato proprio il Guardasigilli a indicare l’avvocato Lanzalone al sindaco Virginia Raggi. Renzi spezza addirittura una lancia a favore della prima cittadina: “Non è possibile scaricare tutto sempre sulla Raggi. Chi le ha imposto quei collaboratori deve spiegare perché lo ha fatto e cosa c’è sotto”. I Dem lasciano ai giudici decidere se ci siano stati o meno reati, ma non rinunciano a denunciare un “quadro inquietante” fatto di contatti – la cui natura è da dimostrare – tra un presunto corruttore (Parnasi) e tanto il mondo pentastellato quanto quello leghista, dove la trasparenza è torbida quanto un fondo di bottiglia.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome