Elezioni in Svezia, l’estrema destra non sfonda: i socialdemocratici arrancano

I socialdemocratici arrancano. Ma restano in testa mentre l'estrema destra avanza ma non vola. E, in ogni caso, bisogna parlare di un testa a testa fra centrosinistra e centrodestra

Lp - Jonathan NACKSTRAND - AFP

MILANO (Valentina Innocente – LaPresse) – Elezioni in Svezia, l’estrema destra non sfonda: i socialdemocratici arrancano. I socialdemocratici arrancano. Ma restano in testa mentre l’estrema destra avanza ma non vola. E, in ogni caso, bisogna parlare di un testa a testa fra centrosinistra e centrodestra. È questo il quadro che emerge dalle elezioni legislative in Svezia quando lo scrutinio dei seggi è quasi finito (92,9%). I socialdemocratici del premier Stefan Löfvensembrano, infatti, limitano l’avanzata prevista della destra più radicale che, però, non sfonda la quota del 20%. Il partito di governo si attesta al 28,3%, in calo di 2,6 punti percentuali rispetto alla tornata del 2014, punito dal peso della politica migratoria del Paese che ha accolto circa 160mila richiedenti asilo nel 2015.

Elezioni, l’estrema destra tra il 20 e il 30%

Era la vera attesa di queste elezioni, ma l’estrema destra non riesce nella svolta annunciata dal leader Jimmie Åkesson che ancora poco prima della chiusura dei seggi dava la sua formazioni anti-immigranti tra il 20 e il 30%: i Democratici svedesi racimolano il 17,7% dei voti, superando quel 12,9% raggiunto nel 2014. Quasi a fine scrutinio, il partito nazionalista ed euroscettico arriva terzo dietro i socialdemocratici e i moderati conservatori.

Le dichiarazioni del capogruppo dei Democratici Svedesi

“È tempo che gli altri partiti si prendano le proprie responsabilità e inizino a parlare con noi”, ha dichiarato Mattias Karlsson, capogruppo dei Democratici Svedesi in Parlamento. Finora nessun partito si è detto disposto a collaborare con l’estrema destra che quindi dovrebbe restare fuori dai giochi. Nessuna delle due parti, né il blocco rosso con gli alleati Verdi e Sinistra, né l’opposizione ‘borghese’, riescono ad ottenere oltre il 50% dei 349 seggi in gioco per il Riksdag, il Parlamento svedese, e si renderanno necessarie lunghe trattative per arrivare a una maggioranza. Le due coalizioni sono praticamente appaiate: il blocco di centrosinistra tocca il 40,6% e l’alleanza di centrodestra è al 40,3%

Risultati deludenti per i conservatori

Risultati deludenti anche per i conservatori che perdono tre punti percentuali in quattro anni e non vanno oltre il 19,7%. Guadagnano, invece, consensi gli ex comunisti di Sinistra che raggiungono il 7,9%, con un +2,2% rispetto al voto del 2014. Avanzano anche i centristi, i cristiano-democratici e, anche se di pochissimo, i liberali.

Mentre il primo ministro socialdemocratico Stefan Löfven aveva presentato queste elezioni legislative come un “referendum per lo stato sociale”, l’estrema destra lo ha reso un plebiscito contro la politica migratoria del governo. La Svezia, che ha il 18,5% di abitanti nati all’estero, ha registrato 400mila richieste di asilo dal 2012, un flusso che ha fortemente saturato i suoi centri di accoglienza per i rifugiati, servizi sociali e alloggi. Nel settembre 2015 Löfven ha giustificato l’apertura nel nome di “un’Europa che non costruisce muri”. Due mesi dopo, aveva annunciato un giro di vite e il ripristino dei controlli alle frontiere.

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