Tangenti, la corrispondenza del Comune di Caserta sotto la lente

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Carlo Marino e Vincenzo Iorio
Carlo Marino e Vincenzo Iorio

La nuova tranche di perquisizioni nasce da un’indagine più ampia, avviata con il decreto del 17 giugno scorso, quando la Procura di Santa Maria Capua Vetere dispose accertamenti nei confronti di Giuseppeantonio Luserta, titolare di fatto della Luigi Luserta srl, proprietaria della cava Santa Lucia, dell’avvocato Vincenzo Iorio e di Carlo Marino, sindaco di Caserta dal 21 giugno 2016 al 23 aprile 2025.

Il primo nucleo dell’inchiesta, già noto, riguarda l’ipotesi di corruzione per l’esercizio della funzione. Secondo la Procura, Luserta avrebbe chiesto nel 2022 a Marino di attivarsi presso Rfi e Italferr per far inserire la cava Santa Lucia tra i siti destinati al conferimento delle terre e rocce da scavo provenienti dai lavori ferroviari della Napoli-Bari. In cambio, secondo l’accusa, l’imprenditore avrebbe affidato incarichi professionali all’avvocato Iorio, ritenuti fittizi, gonfiati o comunque non necessari, con successiva retrocessione di parte delle somme a favore di Carlo Marino e della figlia Rita.

La triangolazione ipotizzata dagli inquirenti è il punto di partenza dell’intero fascicolo: Rfi paga la Luigi Luserta srl per il conferimento del materiale; Luserta paga Iorio per consulenze legali; Iorio e le società Ius & Law versano somme a Carlo e Rita Marino per presunte collaborazioni professionali.

L’indagine nasce anche dalle dichiarazioni di Paolo Marzo, secondo cui Luserta avrebbe chiesto a Marino di ‘dargli una mano’ per far conferire il terreno nella cava e avrebbe prospettato, in cambio, un incarico a Iorio. Sempre secondo il racconto di Marzo, lo stesso Luserta avrebbe poi confidato in due occasioni che l’incarico all’avvocato era inutile, ma necessario per rispettare l’accordo.

A sostegno dell’ipotesi investigativa vengono richiamate anche le dichiarazioni di due dipendenti della ditta Luserta. Uno avrebbe riferito che le parcelle di Iorio e dell’architetto Gaetano Sacco erano esagerate rispetto alle prestazioni fornite e che alcune attività avrebbero potuto essere curate internamente. Un altro avrebbe invece parlato di consulenze molto costose, con fatture anche da 60-80mila euro e importi complessivi forse superiori a 300mila euro, pur precisando di non poter dire con certezza che fossero inutili.

Ulteriori riscontri arriverebbero dalla consulenza tecnica del dottor Paolo Ragosta, che ha evidenziato diverse anomalie: Iorio non avrebbe avuto precedenti rapporti professionali con Luserta prima del novembre 2024; il suo fatturato sarebbe cresciuto in modo rilevante proprio con il rapporto Luserta-Rfi; Carlo Marino avrebbe emesso fatture verso Iorio e Ius & Law soltanto tra novembre 2024 e aprile 2025; Rita Marino, non iscritta ad albi professionali, avrebbe ricevuto somme ritenute rilevanti per attività non coerenti con consulenze legali specialistiche.

Centrali, nella ricostruzione, sono anche due note del Comune di Caserta, del 13 luglio e del 21 novembre 2022, firmate dal sindaco Marino e dall’assessore Carmela Mucherino (estranea all’inchiesta). Con quelle comunicazioni il Comune chiedeva che la cava Luserta fosse considerata tra i siti di destinazione delle terre e rocce da scavo. Secondo gli inquirenti, quelle note sarebbero state decisive per superare il problema della mancanza di specifiche autorizzazioni regionali.

La Regione Campania, attraverso il Genio Civile, avrebbe infatti chiarito che la competenza in materia di cave spettava esclusivamente alla Regione, che il Comune non aveva titolo per individuare o mettere a disposizione siti di cava e che la cava Luserta non era autorizzata a ricevere i volumi indicati. Nel procedimento collegato, la cava Santa Lucia è stata anche sequestrata per ipotesi di gestione di discarica non autorizzata e opere edilizie in zona vincolata in assenza di titolo.

Rilevanti, per la Procura, sono infine le dichiarazioni dell’ex assessore Mucherino, riscontrate anche dalle chat. La donna avrebbe riferito che l’iniziativa delle note partì da Marino e che fu lo stesso sindaco a fornirle il numero di Domenico Semplice, dirigente Rfi. Secondo la sua versione, il testo definitivo della lettera del 13 luglio 2022 sarebbe stato redatto proprio da Semplice. La nota successiva, quella del 21 novembre, sarebbe stata invece modificata da Marino e Luserta.

La funzionaria regionale Rita Mele (estranea all’inchiesta) avrebbe confermato l’assenza di autorizzazioni regionali idonee e l’anomalia del ruolo assunto dal Comune. Il tecnico della cava, Salvatore Ribattezzato (coinvolto nell’indagine sul sequestro della cava), avrebbe a sua volta riferito che per i volumi previsti dai contratti con Rfi era necessaria una variante al riuso. È da questo quadro, secondo la Procura, che si sviluppano i successivi approfondimenti investigativi sui rapporti tra imprenditori, professionisti, società e soggetti collegati a Rfi. Anche in questo caso, si tratta di ipotesi accusatorie che dovranno essere verificate nelle successive fasi del procedimento.

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