SORRENTO – Un copione collaudato, una regia criminale organizzata come un call center e un “trasfertista” instancabile in sella a uno scooter bianco. Si è chiusa ieri, all’incrocio tra via Rota e via Califano, la caccia all’uomo che per giorni ha seminato il panico tra gli anziani della Penisola Sorrentina. Luigi Beneduce, 46enne di Pomigliano d’Arco già noto alle forze dell’ordine, è stato arrestato in flagranza dai Carabinieri della Stazione di Sorrento. È accusato di una truffa consumata e quattro tentate, tutte messe a segno con una freddezza e una professionalità che hanno permesso ai militari di definirla un’operazione “a livello industriale”. A incastrarlo, le immagini di una telecamera e la registrazione audio di una conversazione agghiacciante, ottenuta grazie al coraggio di una potenziale vittima.
Il filo che ha portato all’arresto parte da sei giorni prima. Il 18 giugno, a Sant’Agnello, una donna di 88 anni vive l’incubo. Una telefonata sul fisso di casa: dall’altra parte un uomo si spaccia per il nipote “Marco” e le annuncia che la sorella e il cognato sono stati arrestati. Per liberarli servono soldi, subito. L’anziana, in preda al panico, raccoglie i 500 euro che ha in casa. Non bastano. “Avete dell’oro?”, incalza il finto nipote. La nonna, disperata, mette insieme gioielli per un valore stimato tra i 12 e i 15mila euro: collane, anelli, gemelli. Tra questi, un pezzo di vita: la fede nuziale del marito con incisa la data del cinquantesimo anniversario. Mette tutto in una bustina verde da farmacia. Poco dopo, un uomo calvo, con la barba incolta e qualche dente mancante, si presenta alla sua porta qualificandosi come “il maresciallo”. Prende la busta, controlla il contenuto e sparisce. La truffa è riuscita, lasciando una ferita profonda e un bottino ingente.
Le immagini di una telecamera di sorveglianza del condominio, però, riprendono tutto: l’arrivo dell’uomo, il suo gesto verso il quarto piano, la discesa con la bustina verde in mano. I Carabinieri di Sorrento, guidati dal Capitano Ivan Iannucci, avviano le indagini. Identificano la targa dello scooter, un Honda SH bianco intestato a una società di noleggio di Mantova. La foto del truffatore viene diramata a tutte le stazioni del comando provinciale. La risposta arriva da Marigliano: i militari riconoscono senza esitazione Luigi Beneduce, con precedenti specifici.
La svolta arriva ieri, 24 giugno. Lo stesso scooter viene segnalato di nuovo in Penisola Sorrentina. La macchina criminale è di nuovo in moto, ma questa volta le vittime designate non cadono nella trappola. A Piano di Sorrento, una donna del 1950 viene contattata dal finto nipote “Leandro” e dal sedicente “comandante dei Carabinieri”. Le chiedono 7.500 euro per il rilascio della figlia e del genero. La donna prepara i gioielli, ma il rientro del marito svela l’inganno. A poca distanza, una 91enne riceve la chiamata del “primo nipote” e lo gela: “Non ho nipoti”. Il figlio, allertato, corre in caserma e denuncia che non è la prima volta: suo padre, ora defunto, era stato raggirato anni prima con la stessa tecnica. Altre due donne, una del ’48 e una di 70 anni, intuiscono la truffa e riagganciano.
Ma è la quarta tentata truffa a fornire la prova schiacciante. A casa di un’82enne, a rispondere al telefono è la figlia Filomena. Capisce subito e, con un sangue freddo eccezionale, decide di stare al gioco e registrare la chiamata. Fingendo di essere l’anziana madre, con voce tremante e confusa, intrattiene il finto nipote “Antonio”. L’audio, ora agli atti, è un documento sconvolgente della manipolazione psicologica. “Nonna, come stai?”, esordisce il truffatore, prima di sferrare l’attacco: il padre è stato fermato, servono 7.500 euro, “sette milioni e mezzo di vecchie lire”, per evitare il carcere. “Oh Padreterno, e tuo padre che fa, va in carcere mo’?”, singhiozza Filomena, simulando il panico. La conversazione prosegue, cinica e spietata, fino a quando i veri Carabinieri, già sulle tracce di Beneduce, non lo bloccano.
Alle 11:15, i militari lo fermano a Sorrento. È in sella allo scooter bianco. Sul suo smartphone, Google Maps è aperto con la posizione condivisa in tempo reale con i complici, i “telefonisti” della base. Una chat con un contatto non salvato e un’altra con “Boker”, il basista, confermano la struttura organizzata. Beneduce, che solo due mesi fa era stato arrestato a Civitanova Marche per reati identici, è stato trasferito nel carcere di Poggioreale su disposizione della Procura di Torre Annunziata. Le indagini proseguono per identificare l’intera banda che, dai vecchi elenchi telefonici, sceglieva le sue vittime, le più fragili e sole.











