Turismo, alberghi di lusso e cibo top: Sardegna vola e punta a 10 milioni di presenze

I punti di forza sono soprattutto due, a parte mare e ambiente: gli alberghi di lusso, che in Sardegna con 4 o 5 stelle sfiorano il 60% dell'offerta totale, a fronte di una media nazionale del 40%, soprattutto in Gallura e in particolare ad Olbia e in Costa Smeralda, e l'agroalimentare, con le produzioni certificate Dop e Igt.

Foto Gian Mattia D'Alberto - LaPresse

CAGLIARI – I punti di forza sono soprattutto due, a parte mare e ambiente: gli alberghi di lusso, che in Sardegna con 4 o 5 stelle sfiorano il 60% dell’offerta totale, a fronte di una media nazionale del 40%, soprattutto in Gallura e in particolare ad Olbia e in Costa Smeralda, e l’agroalimentare, con le produzioni certificate Dop e Igt. Due elementi che fanno la differenza al momento della scelta della meta per le vacanze, business che quest’anno ha ripreso vigore dopo l’orribile stagione Covid dell’estate 2020. Se così non fosse stato, per la fragile economia dell’isola sarebbe stato un dramma: perché il turismo, in Sardegna, vale il 15,7% del prodotto interno lordo, contro una media nazionale dell’11,8%, ovvero 9 miliardi di euro, secondo i dati che emergono da uno studio di Intesa Sanpaolo.

Finora si sono contate circa 8 milioni di presenze, in prevalenza viaggiatori italiani: ma si punta a chiudere a 10 milioni, scommessa che si può vincere solo a patto di intercettare una corposa quota di stranieri per settembre e ottobre. “In un anno normale si arriva intorno ai 16 milioni di presenze turistiche in Sardegna. Quindi se la stagione finisse oggi, considerando che siamo a 8 milioni, sarebbe un meno 50%. Nel 2020 – sottolinea il presidente regionale e vicepresidente nazionale di Federalberghi, Paolo Manca – abbiamo perso i due terzi di visitatori. Se invece le presenze reggeranno a settembre, e si toccheranno come speriamo i 10 milioni, alla fine arriveremo a segnare un meno 30% rispetto alle stagioni ordinarie”.

Intanto, però, come se la pandemia non ci fosse mai stata, anzi come se non fosse ancora in corso, e nonostante sia una delle regioni più colpite dalla quarta ondata, le due settimane centrali di agosto hanno fatto tornare la Sardegna agli anni d’oro pre covid, registrando il tutto esaurito nelle strutture da nord a sud dell’isola. “Agosto non ha tradito”, conferma Manca. “Giugno è stato assolutamente sotto le aspettative, quasi ininfluente dal punto di vista numerico, luglio è stato inferiore a un anno normale, ma pur sempre superiore al 2020. Le due settimane centrali di agosto, identiche ai numeri di un anno turistico normale”. Ora però si punta tutto su settembre, con molti dubbi e moltissime incognite legate soprattutto ai numeri della pandemia, al green pass e al passaggio in zona gialla per qualche giorno ancora scongiurato ma sempre incombente.

E’ soddisfatto della stagione ancora in corso, che nonostante i numeri di contagi e ricoveri ben più preoccupanti rispetto a quelli dell’anno scorso non ha fatto registrare la grande fuga di turisti che si temeva, l’assessore regionale Gianni Chessa. Per ora non ci sono numeri finali e definitivi, ma andando a occhio ha tutti i motivi per esserlo: “I dati sull’estate 2021 sembrano davvero positivi, come avevamo previsto. Di sicuro sopra la soglia di 2016, 2017 e 2018, con un gran recupero anche sul 2019″ che è stato un anno record. Non è cosa da poco, c’è una pandemia mondiale in corso, e quindi è già una fortuna poter parlare di recupero”, sottolinea Chessa che ringrazia i giovani “che hanno preferito lavorare invece che stare a casa a prendere il reddito di cittadinanza” e che annuncia una campagna di formazione per qualificare al meglio gli stagionali. La cui carenza è stata, quest’anno, un problema anche per la Sardegna.

di Sara Panarelli

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