TUTTI I NOMI E FOTO. Scacco al clan Russo: 23 arresti. Smantellato l’asse della cocaina nel nolano

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Antonio Russo, Biagio D'Ursi, Ernesto Nunziata e Francesco Tufano
Antonio Russo, Biagio D'Ursi, Ernesto Nunziata e Francesco Tufano

NOLA – È il secondo blitz in cinque mesi, potrebbe risultare un colpo mortale per la cosca egemone nel Nolano, il clan Russo. Un’operazione imponente, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, ha portato all’arresto di 23 persone, accusate a vario titolo di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione di armi e delitti aggravati dal metodo mafioso. L’inchiesta della Squadra Mobile e della Sisco svela un asse commerciale che unisce l’hinterland di Milano al cuore della provincia di Napoli.

Al vertice di questa piramide emerge la figura di Demis Ravezzani, 47 anni, ritenuto broker del narcotraffico capace di muovere cocaina con logiche industriali. Dall’altro lato della barricata, a gestire i flussi nel Nolano, c’era Antonio Moccia. I due, monitorati costantemente dalle microspie, agivano all’ombra del potente Antonio Russo, figlio di Pasquale Russo e nipote di Andrea Salvatore Russo. Moccia, infatti, ricordava spesso al socio milanese il proprio vincolo di parentela con il boss, sottolineando la necessità di eseguire gli ordini che arrivavano dai vertici del clan.

Il network criminale era ramificato e pronto a tutto. Le intercettazioni ambientali del giugno 2024 hanno catturato i commenti concitati dei capi dopo un duro colpo subito a Firenze. Un mese prima, il 17 maggio, la Squadra Mobile toscana aveva intercettato un carico monumentale: il nipote di Ravezzani era stato fermato con 12 panetti di cocaina, mentre altri complici erano stati bloccati con 28 panetti nascosti in un sofisticato doppio fondo di un’auto. In totale, 46 chilogrammi di cocaina purissima sottratti al mercato.

Un danno da milioni di euro che però non aveva fermato il gruppo. “Tanto noi per noi ce l’abbiamo”, rassicurava Moccia al suo fedelissimo Attilio Scala, a dimostrazione di una disponibilità economica e di droga pressoché illimitata, capace di alimentare non solo le piazze del Nolano, ma anche quelle del Rione Traiano a Napoli. L’organizzazione aveva modernizzato lo spaccio: non più solo vicoli e palazzi, ma vere e proprie “piazze itineranti”, una rete di pusher veloci in costante contatto con i fornitori del Nord e persino con canali esteri.

A proteggere questo business miliardario c’erano le armi, detenute illegalmente per ribadire l’egemonia del clan Russo su Nola e sulle zone limitrofe. Oltre ai vertici, il gip Isabella Iaselli ha disposto il carcere per una folta schiera di indagati, tra cui compaiono figure storiche e volti nuovi della mala nolana: Giovanni Romano, Francesco Tufano, Anna Tarallo, Gavril Isernia, Paolino Vecchione, Francesco Caccavale, Anna Tufano, Aniello Iovino, Rosario Perretta, Zuleide Lucinda Da Silva Oliveira, Massimo Sbrescia, Raffaele Caccavale, Biagio D’Ursi, Francesco Festinese, Aniello D’Onofrio, Giulio Ambrosino, Mario Falco, Ernesto Nunziata e Giovanni Battista Ametrano.

Per altri sei indagati (Paolino Raiola, Paolino Pianella, Emanuele Ravezzani e Demis Barbera) il giudice non ha ritenuto opportune misure cautelari. Per tutti gli indagati vige il principio della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva, ma l’operazione di oggi rappresenta un colpo devastante alla logistica mafiosa, recidendo il cordone ombelicale che riforniva di cocaina gran parte della provincia di Napoli partendo dalla Lombardia.

Antonio Russo, Biagio D'Ursi, Ernesto Nunziata e Francesco Tufano
Antonio Russo, Biagio D’Ursi, Ernesto Nunziata e Francesco Tufano
Giovan Battista Ametrano, Giulio Ambrosino e Raffaele Caccavale
Arrestati 29 aprile 2026

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