I NOMI. Frode da 166 milioni: 26 indagati tra Aversa, Carinaro, Mondragone e Teverola

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Operazione della Guardia di Finanza
Operazione della Guardia di Finanza

CARINARO – Una maxi frode fiscale nel settore della grande distribuzione organizzata, basata su un articolato sistema di società cooperative e consorzi: a tracciarla è stata l’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord, guidata da Domenico Airoma, e condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Napoli. Esaminati gli atti depositati dagli inquirenti, il giudice per le indagini preliminari ha disposto un sequestro preventivo di beni per un valore complessivo superiore a 30 milioni di euro nell’ambito di un procedimento che vede indagate, allo stato, 26 persone e tre società, alle quali vengono contestati, a vario titolo, i reati di emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.

A finire nel registro degli inquisiti sono Claudio Alibrandi, 69 anni, di Roma; Giovanni Mastrantoni, 59 anni, di Monte San Giovanni Campano; Salvatore Palumbo, 52 anni, di Minturno; Francesco Ferretti, 55 anni, di Brusciano; Federico Romanucci, 33 anni, di Casoria; Mario Pero, 46 anni, di Maddaloni; Luigi Iavarone, 70 anni; Vincenzo Iavarone, 48 anni; Giuseppe Capece, 36 anni; Domenico Barbato, 35 anni; Carmine Caputo, 43 anni; Pasquale Capoluongo, 41 anni, di Carinaro; Luciano Lisbona, 62 anni; Salvatore Schettini, 53 anni; Generoso Citarella, 46 anni; Lucia Del Villano, 42 anni, tutti di Aversa; Francesco Molitierno, 42 anni, di Carinaro; Vincenzo Corace, 44 anni; Raffaele Tessitore, 41 anni; Domenico Ortogalli, 34 anni; Pasquale Lucariello, 38 anni, di Gricignano d’Aversa; Giuseppe Mingione, 51 anni; Giovanni Nocchiero, 43 anni; Massimo Cacciapuoti, 41 anni, di Teverola; Giovanni Compagnone, 42 anni, di Mondragone; e Raffaele Caprio, 63 anni, di Sessa Aurunca. Le tre aziende indagate sono la PAC 2000 A Società Cooperativa con sede a Perugia, il Consorzio Logistika con sede a Caserta e il Consorzio CL Servizi con sede ad Aversa.

Le attività investigative, svolte con il supporto dell’Agenzia delle Entrate e riferite agli anni d’imposta dal 2019 al 2025, hanno fatto emergere, sostiene l’accusa, una presunta frode per oltre 166 milioni di euro. Al centro del meccanismo vi sarebbe un sistema di somministrazione illecita di manodopera, mascherato da appalti di servizi. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, una società committente operante nell’area industriale di Aversa Nord si sarebbe formalmente avvalsa di due consorzi per le attività di logistica e movimentazione merci. Tuttavia, tali consorzi sarebbero risultati privi di una reale struttura organizzativa e avrebbero operato quasi esclusivamente per la stessa committente, servendosi di 18 cooperative utilizzate come “serbatoi” di manodopera.

In pratica, i lavoratori venivano assunti formalmente dalle cooperative ma impiegati direttamente presso gli stabilimenti della società committente, sotto la sua direzione e controllo. Un sistema che avrebbe consentito di aggirare i vincoli del lavoro subordinato, ridurre i costi e ottenere un rilevante risparmio fiscale, in particolare sull’Iva. Un elemento chiave dell’impianto accusatorio riguarda proprio l’omesso versamento dell’Iva da parte delle cooperative, che avrebbero utilizzato le somme incassate per sostenere i costi del personale. In questo modo, secondo gli inquirenti, l’imposta veniva di fatto impiegata per finanziare il lavoro, con un danno significativo per l’Erario.

Le cooperative coinvolte sarebbero risultate, in molti casi, prive di reale autonomia imprenditoriale: senza sedi operative effettive, utenze o beni e gestite da prestanome, con il supporto degli stessi professionisti per gli adempimenti contabili e fiscali. I lavoratori, inoltre, venivano trasferiti da una società all’altra per garantire la continuità operativa nonostante l’accumulo di debiti fiscali. Le fatture emesse dai consorzi, secondo la Procura, sarebbero state inesistenti sia sotto il profilo soggettivo – perché emesse da soggetti diversi dai reali fornitori della manodopera – sia sotto quello giuridico, in quanto riferite a contratti di appalto simulati.

Nel corso delle indagini, la società committente ha provveduto a regolarizzare la propria posizione per gli anni dal 2019 al 2024, versando oltre 14,4 milioni di euro di imposte, oltre interessi e sanzioni per più di 6,2 milioni. Alla luce di tale ravvedimento, il sequestro è stato eseguito nei confronti degli altri soggetti coinvolti per un importo di circa 14,5 milioni di euro. A tutte le società coinvolte nell’inchiesta è stata inoltre contestata la responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del decreto legislativo 231 del 2001.

L’operazione, sottolineano gli inquirenti, conferma l’impegno nel contrasto alle forme di illegalità economica che alterano il mercato e incidono sui diritti dei lavoratori. Il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dalla legge, tutti gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

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