Ucraina: Budapest blocca ancora le sanzioni, Ue in cerca di una soluzione

in foto il primo ministro ungherese Viktor Orban prima di un incontro con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen presso la sede dell'UE a Bruxelles Foto Francois Lenoir, Pool via AP

BRUXELLES – La macchina delle sanzioni Ue si è inceppata. E a bloccare l’armonia degli ingranaggi è, ormai senza sorpresa, l’Ungheria di Viktor Orban. La videoconferenza prevista per oggi, tra il primo ministro ungherese, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, e il presidente francese Emmanuel Macron, è stata annullata, segno che il veto di Budapest rimane nonostante le nuove concessioni da parte di Bruxelles.

Ieri sera, dopo la cerimonia per la Conferenza Festa dell’Europa a Strasburgo, von der Leyen era volata nella capitale ungherese per rassicurare il premier sovranista e convincerlo a dare il via libera al sesto pacchetto delle sanzioni. Non è servita la concessione di un allungamento dei tempi per l’uscita dall’import del petrolio russo, slittato fino al 2025, né il supporto tecnico per la riconversione degli impianti studiati per il tipo specifico di petrolio proveniente dalla Russia, né le rassicurazioni dell’attivazione di una rete di solidarietà tra gli Stati, come avvenuto dopo l’interruzione del flusso a Polonia e Bulgaria, in caso di mancanza di approvvigionamenti.

La videochiamata con i paesi della regione sarebbe servita proprio a questo, a dare una risposta specifica alle esigenze di quel territorio, senza sblocchi al mare e con un’alta dipendenza dal greggio di Mosca. I toni della Commissione sono concilianti, il portavoce capo parla di “preoccupazioni legittime” di Budapest e per il Consiglio si sta muovendo in prima persona il presidente Macron, che oggi ha avuto una telefonata con il premier Orban.

Da quanto si deduce, a conti fatti l’opposizione degli altri paesi che avevano sollevato dubbi è rientrata: alla Slovacchia e alla Repubblica Ceca sono bastate le deroghe concesse, mentre i paesi costieri come Grecia e Malta avrebbero ottenuto l’esclusione dello stop al trasporto marittimo di petrolio. A tenere il punto è solo l’Ungheria, l’unica ad aver minacciato apertamente, e da tempo, il veto sulle sanzioni energetiche. E ancora una volta l’Ue si ritrova a fare conti con il governo di Budapest: questa volta, tuttavia, si sta dimostrando più accomodante del solito nella speranza di portare a casa il sì alle misure.

In queste ore proseguono gli incontri sulle questioni tecniche, senza urgenza. Perché prima di inserire il punto sanzioni nell’agenda della riunione degli ambasciatori Ue – in quella di domani non ci sarà – si vuole avere tra le mani una bozza di accordo. Passata la data del 9 maggio, in cui si voleva dare l’annuncio dell’approvazione del sesto pacchetto di sanzioni come messaggio alle celebrazioni di Putin, “decidere le sanzioni domani, dopodomani o fra una settimana non cambia molto”, fa notare una fonte diplomatica Ue.

Per il segretario di Stato francese per gli Affari europei, Clément Beaune, l’accordo è possibile “in settimana”, ma la Commissione non si sbilancia e “spera di approvarlo il prima possibile”. L’Alto rappresentante Ue, Josep Borrell, ammette le “difficoltà in sospeso” e sostiene che se i colloqui in corso non porteranno risultati si dovrà “elevare il livello delle discussioni al livello dei ministri al Consiglio Affari esteri” previsto per lunedì prossimo. Sul tavolo anche l’ipotesi di un fondo di compensazione, per risarcire i danni delle sanzioni.(LaPresse)

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