Unimpresa propone aliquote flat e riduzione di Irpef, Iva ed Irap

Foto Claudio Furlan / LaPresse

ROMA (LaPresse) – Per le aziende, Unimpresa propone la flat tax al 20%, ma con prelievo al 3% e al 5% per le aziende con fatturato fino a 300.000 euro che, rispettivamente, hanno contratti a tempo determinato o a tempo indeterminato. E ancora: Irpef 25% fino a 50.000 euro e Iva al 19%. Il vicepresidente Pucci: “Serve una rivoluzione, il carico fiscale supera il 60%. Il pacchetto della maggioranza è un palliativo per dare contentini”.

Tasse secche ed aliquote flat

Per le aziende con volume d’affari fino a 300.000 euro una tassa secca al 5% per chi ha dipendenti a tempo determinato e al 3% per quelle che hanno lavoratori a tempo indeterminato; il prelievo ordinario andrebbe poi fissato con una aliquota flat al 20%, ma con diversificazioni secondo la propensione a fare investimenti e assunzioni. Tre aliquote per l’imposta sui redditi delle persone fisiche con una no tax area fino a 10.000 euro. 25% fino a 50.000 euro, 37% fino a 200.000 euro e 45% oltre 200.000 euro. Tassazione dei dividendi percepiti da società di persone e società a responsabilità limitata con una imposta sostitutiva al 10%.

E ancora

Iva al 19% secondo la media praticata nell’Unione europea con una fascia di esenzione totale fino a 50.000 euro di fatturato. Queste le principali indicazioni in campo tributario che Unimpresa suggerisce alla Lega e al Movimento 5 Stelle. Oltre che, ovviamente, al governo appena insediatosi e affidato al premier Giuseppe Conte. “Serve una rivoluzione fiscale perché abbiamo un carico fiscale sia in termini di esborso di denaro sia in termini di adempimenti che non è più sopportabile”.

“L’Iva al 22% e il carico complessivo delle imposte che in termini reali supera quota 60% sono fuori delle medie europee e mondiali. Oltre che contrari a una logica di sviluppo” dichiara il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci. “Il pacchetto presentato dal governo, purtroppo, è il solito contentino. Si sta parlando di un ampliamento del regime forfettario a 50.000 euro, ma questa norma non rappresenterebbe una riforma volta a introdurre un diverso sistema di tassazione, sarebbe un palliativo” aggiunge Pucci.

Nell’ambito della tassazione d’impresa, l’Irap è oggetto di grande attenzione

Unimpresa osserva anzitutto che il calcolo dell’imposta regionale sulle attività produttive nella sostanza colpisce, oltre agli utili, anche alcuni costi indeducibili. Ciò con un significativo incremento del tax rate. Soprattutto per le pmi che ricorrono ai finanziamenti bancari. Di qui la necessità di rivedere i meccanismi volti alla creazione della base imponibile, restringendola significativamente.

Nel campo della riscossione, viene proposto un patto di rientro dei pagamenti coi tempi necessari. Tempi calibrati sulla realistica disponibilità del contribuente. In più, la stipula di accordi convenzionati, a tasso zero, con le banche. Qualora, chiaramente, ci fosse necessità di liquidità. Unimpresa suggerisce poi di rafforzare gli incentivi fiscali per la ricerca e per l’internazionalizzazione. Strumenti di aiuto alle aziende da indirizzare soprattutto alle micro e piccole imprese. Le più penalizzate per le loro capacità finanziarie e strutturali.

Quanto all’internazionalizzazione, l’associazione propone di abrogare tutte le norme “presuntive” che, di fatto, costituiscono un ostacolo alla delocalizzazione di aziende italiane all’estero (exit tax, esterovestizione, transfer price); viene proposto, poi, di estendere l’agevolazione della “branch exemption”, che riguarda solo le multinazionali, anche alle piccole imprese e micro imprese, allargandola alle newco costituite all’estero, purché controllate dalla società-madre italiana.

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