“Uniti in musica grazie a Contact”

Alberto Pizzo e Robs Pugliese: fuori il loro primo album realizzato insieme. Il duo partenopeo sancisce la decennale amicizia con un lavoro discografico raffinato. Special guest: la tromba di Paolo Fresu

di Angela Garofalo

NAPOLI – ‘Contact’: fuori il primo album del duo partenopeo Pizzo – Pugliese con special guest Paolo Fresu.
Mondi musicali agli antipodi uniti dal talento eclettico di due artisti, partenopei nel sangue, nella formazione e cosmopoliti per vocazione. Il primo album dei musicisti Alberto Pizzo e Robs Pugliese sancisce innanzitutto un’amicizia. Quella nata anni fa, quando entrambi erano allievi al Conservatorio S. Pietro a Majella di Napoli, e prima che il destino li portasse a girare il mondo, concretando un percorso artistico di indubbio prestigio. Un’amicizia mai interrotta che oggi cristallizzano in quest’opera visionaria, al momento disponibile solo in digitale. In ‘Contact’ pianoforte ed elettronica dialogano, schiudendo ad un’opera multisensoriale, il cui frutto è rappresentato dalle nove tracce inedite presenti nel disco, composto da: ‘Dark essence’, ‘Ikigai’, feat Paolo Fresu, ‘Sparks’, ‘Blue Island’, ‘Labyrinth’, ‘Magma’, ‘Crystal’, ‘Solar eclipse’ e ‘Homage’.

Robs Pugliese, classe ’82 è un sound artist poliedrico. Ha lavorato con Renzo Piano, Daniel Bacalov e Paolo Fresu: notevole è l’eco a livello internazionale per le sue sculture sonore. Alberto Pizzo, classe ’80, è l’unico artista occidentale della rosa “Yamaha Entertainment Japan”; ha lavorato con Luis Bacalov e la “London Symphony Orchestra”, oltre ad aver suonato ovunque nel mondo con il suo pianoforte. In questa doppia intervista i due artisti raccontano a ‘Cronache’ il loro sodalizio amicale e, ora grazie a ‘Contact’, anche artistico.

Venite da mondi musicali all’apparenza lontani ed entrambi con un background corposo. Il ‘contact’ nella vostra amicizia risale a circa vent’anni fa, ai tempi del Conservatorio a Napoli. Quando decidete di metterlo in musica?
Alberto: Abbiamo condiviso alcuni anni del conservatorio, e la nostra amicizia, oltre che alla grande stima reciproca, è alla base di tutto ciò che ha portato alla realizzazione del progetto ‘Contact’. Quasi per caso, un paio d’anni fa abbiamo avvertito che potevamo dar voce e seguito a quella scintilla che scattò in uno dei nostri incontri avvenuto in studio a Napoli, un bel po’ di tempo prima. Ammetto che la grinta, la passione e la tenacia di Roberto hanno acceso nell’ultimo anno realmente i motori del progetto.
Robs: Già in quel contesto eravamo soliti suonare insieme tra una lezione e l’altra, imbucandoci nella prima aula vuota per dare sfogo alla nostra necessità espressiva. In tutti questi anni non ci siamo mai persi di vista, e quando entrambi eravamo a Napoli ci incontravamo per raccontarci delle nostre vite e dei nostri percorsi artistici. Qualche anno fa abbiamo deciso di provare un contatto tra i nostri due mondi, e in quella sede abbiamo compreso l’alto potenziale del progetto che poi abbiamo portato avanti.

Stessa città di origine, ma ad oggi migliaia di chilometri vi separano. Direte viene in aiuto la tecnologia: certo. Questo è il motivo per cui quest’opera è solo digitale e non supportata dalla fisicità del vinile?
‘Contact’ è nato da diversi incontri in studio a Napoli e Roma. La forma concreta e i dettagli sono poi stati lavorati e gestiti a distanza, grazie alla tecnologia che permette di realizzare miracoli veri e propri. Per ora abbiamo scelto solo la diffusione digitale per lanciare un primo input del progetto, ma ciò non esclude la realizzazione del vinile che, sinceramente, proprio in questi giorni sta sempre più avanzando nelle nostre conversazioni WhatsApp. Senza i passi da gigante che le comunicazioni hanno fatto negli ultimi anni, questo disco sarebbe stato impossibile da realizzare. Speriamo presto però anche di dare una veste ‘fisica’ al progetto.

‘Contact’ è definito un’opera visionaria, ma la musica non è di per sé sperimentazione?
Certamente lo è, essendo frutto di due visioni. ‘Contact’ nasce da due artisti diversi ma non lontani, motivati dal desiderio continuo di migliorarsi e mettersi in gioco. E, soprattutto, legati dalla stessa terra d’origine, elemento che crediamo emerga naturalmente in ogni forma d’arte e creazione. Ovviamente, dipende da cosa si intende per sperimentazione. In questo caso abbiamo sperimentato la fusione di due linguaggi apparentemente lontani, ma che invece, a parer nostro, si sono fusi molto bene insieme. Abbiamo cercato di creare un dialogo tra l’armonia e la melodia della nostra tradizione culturale e l’utilizzo di una elettronica atipica, quasi ‘barocca’ per certi aspetti.

Figli di Napoli e tanto lustro state dando a questa città. Come vivete questa distanza – temporanea per Robs e stanziale per Alberto – quando siete lontani: cosa vi manca?
Alberto: Può sembrare ovvio, ma Napoli è con me nonostante i 10.000 km che mi separano. Qui in Giappone è molto presente come città italiana nel cibo, nella musica, nella storia. È forse la più amata, direi iconica. Sono nato nel cuore del centro storico, mi manca talvolta quella folle, caotica seppur poetica quotidianità che rende tutto teatrale. Ma da così lontano ho imparato ad apprezzarla e godermela a pieno quando ritorno. Ogni volta divento turista della mia città. Robs: Ho vissuto molti anni in giro e sono tornato ad essere stanziale a Napoli per scelta da poco. Purtroppo a causa del covid non ho ancora rivissuto Napoli a pieno. Di sicuro non è solo una città, ma nel bene e nel male è uno stato mentale. Ha una storia ed una cultura millenarie che ti formano nel fisico e nella mente, e che ti porti indietro ovunque tu vada. In questi anni ho avuto la possibilità di viaggiare molto grazie alla mia arte, e di visitare posti molto lontani dalla nostra cultura. Più mi allontanavo da Napoli, più la rivalutavo. Spesso, c’è bisogno di vedere le cose da lontano per poterle davvero comprendere.

Special guest la tromba di Paolo Fresu nel brano ‘Ikigai’: perché lui, perché una tromba?
Alberto: L’idea è nata grazie alla collaborazione che Roberto ebbe già in passato con lui. Sicuramente il gusto musicale di Paolo è indiscutibile, e quando abbiamo deciso di coinvolgerlo eravamo certi che avrebbe impreziosito questo brano ‘armonicamente sospeso’ quasi etereo. Ha creato un “contact” nel ‘Contact’ in ‘Ikigai’.
Robs: Avevo già avuto il piacere di collaborare con Paolo per una mia scultura sonora a lui dedicata. La tromba è uno strumento che ha un range frequenziale e timbrico distante dal pianoforte, e proprio per questo motivo abbiamo immaginato che potesse essere uno strumento valido da contrapporre all’aspetto armonico del progetto. Quando ‘Contact’ stava prendendo forma ho pensato che potesse essere nei gusti di Paolo, perché in molti suoi lavori c’è un’attenta sperimentazione timbrica, e quindi decidemmo di proporgli una collaborazione. Siamo molto felici che lui abbia accettato il nostro invito e grazie all’intervento di Paolo ‘Ikigai’ ha guadagnato una brillantezza ed uno spessore differenti.

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