Il problema si è ripresentato sui campi degli US Open. Durante il suo incontro, vinto agevolmente contro Kamilla Rakhimova, la tennista numero uno del mondo, Aryna Sabalenka, ha interrotto il gioco. La campionessa bielorussa si è avvicinata alla sedia dell’arbitro per segnalare un forte e persistente odore di cannabis proveniente dagli spalti o dalle aree circostanti, un fattore di distrazione che ha ritenuto necessario denunciare immediatamente.
La protesta di Sabalenka non è stata un caso isolato in questa edizione del torneo. Pochi giorni prima, anche il tennista francese Adrian Mannarino aveva espresso il suo disappunto per la stessa ragione durante il match che lo ha poi visto sconfitto da Alexander Bublik. Le lamentele si aggiungono a quelle della giocatrice britannica Katie Boulter, che aveva già sollevato la questione sottolineando come l’odore pungente potesse compromettere la concentrazione durante i punti cruciali di una partita.
La questione affonda le sue radici in un contesto normativo e logistico complesso per gli organizzatori. Sebbene all’interno dell’impianto di Flushing Meadows sia tassativamente vietato fumare qualsiasi tipo di sostanza, inclusa la cannabis, la situazione all’esterno è molto diversa. A New York, il consumo di marijuana è legale per i maggiori di 21 anni, e il Billie Jean King National Tennis Center è situato all’interno di un vasto parco pubblico dove le persone sono libere di fumare.
Questa prossimità tra l’area del torneo e lo spazio pubblico crea un dilemma di difficile soluzione. Le correnti d’aria trasportano inevitabilmente l’odore dai viali del parco fino ai campi da gioco, in particolare quelli più esterni, creando un disagio per gli atleti impegnati in una competizione di altissimo livello. Gli organizzatori, pur ribadendo i divieti interni, hanno le mani legate per quanto riguarda ciò che accade fuori dal perimetro della struttura, rendendo il fenomeno un elemento quasi caratteristico e ricorrente dello Slam newyorkese.
Le reazioni dei giocatori a questo singolare problema sono state diverse. Mentre atleti come Sabalenka e Mannarino hanno optato per una protesta formale durante il gioco, cercando un intervento ufficiale da parte degli arbitri, altri hanno preferito un approccio più ironico. È il caso della britannica Fran Jones, che ha commentato con una battuta la situazione: “Non c’è da stupirsi che io stia giocando così bene”, alludendo in modo scherzoso al fatto che l’odore potesse avere effetti inaspettati sulla performance.
In conclusione, l’odore di cannabis è tornato a essere un protagonista indesiderato degli US Open, generando un dibattito sulla gestione degli spazi e sul comfort degli atleti. Tra proteste ufficiali e commenti sarcastici, il torneo si trova ad affrontare una sfida ambientale unica, che distrae i giocatori e mette in luce le complessità derivanti dalla legalizzazione e dalla convivenza tra un evento sportivo globale e la vita quotidiana di una metropoli come New York.





