Vaccini, Palù (Aifa): “Valutare l’obbligo per chi svolge le funzioni pubbliche”

L'intervento del presidente dell’Agenzia italiana del farmaco e componente del Comitato tecnico scientifico (Cts)

Giorgio Palù (Foto Roberto Monaldo / LaPresse)

MILANO – “Credo che sia necessario interrogarsi sull’opportunità di introdurre l’obbligo vaccinale per chi ricopre una funzione pubblica: operatori sanitari, insegnanti, forze dell’ordine e altra categorie. Ricordiamo che la salvaguardia del bene pubblico è tutelata anche dall’articolo 2 della Costituzione, secondo cui il diritto individuale non può ledere quello della comunità. E i vaccini di cui oggi disponiamo, oltre a proteggere l’individuo, sono altamente efficaci nella prevenzione dei contagi: tra il 70 e l’85 per cento. Per quel 25-30 per cento che sfugge anche i vaccinati devono continuare a portare la mascherina in ambienti affollati e al chiuso”. Così Giorgio Palù, presidente dell’Agenzia italiana del farmaco e componente del Comitato tecnico scientifico (Cts), in un’intervista al Corriere della Sera.

Per garantire che la didattica resti in presenza occorre “vaccinare tutta la popolazione candidata dai 12 anni in su, mantenendo le misure di protezione individuale (mascherine, distanziamento, igiene delle mani), adattando i sistemi di condizionamento dell’aria perché ci sia un ricambio efficace, incrementando i mezzi di trasporto e la loro sanificazione, operando turnazioni di studenti perché le classi non siano troppo affollate.

Soprattutto è importante l’utilizzo del Green pass”, afferma Palù, “l’unico effetto avverso dei vaccini a mRna nei minori è costituito dalle miocarditi o pericarditi, eventi lievi che si risolvono nel giro di 4-5 giorni. Colpiscono un maschio su 18 mila vaccinati e una femmina su 100 mila. In Germania la Commissione permanente sui vaccini (Stiko), dopo una iniziale raccomandazione che riguardava soltanto gli adolescenti fragili, ha dichiarato pochi giorni fa che il vaccino può essere somministrato a tutti gli over 12 perché i benefici superano ampiamente i rischi. Come sappiamo, è raro (ma non impossibile) che i ragazzi si ammalino di Covid, ma senza dubbio possono essere un veicolo di contagio”

(LaPresse)

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