Venezuela, venti di guerra tra Maduro e Trump. L’Ue cerca di mediare sulle elezioni

Intanto Francia e Spagna sarebbero pronte a riconoscere Guaido già lunedì

Juan Barreto/ AFP in foto Nicolas Maduro

MILANO – Tensione massima tra Nicolas Maduro e Donald Trump, che evocano la possibilità di un conflitto sulle sorti del Venezuela. Il presidente americano considera l’intervento militare “certamente un’opzione” e il leader socialista risponde che “il popolo si sta già armando”. Ventilando un rischio di guerra civile, “tutto dipende dal livello di pazzia e aggressività dell’impero del Nord e dei suoi alleati occidentali”.

Venezuela-Usa, scintille tra Maduro e Trump

Il primo sostiene di aver ricevuto una richiesta di incontro dal secondo mesi fa. Ma di avergliela negata per le “tante cose orribili” che succedono nel Paese sudamericano. L’erede di Chavez risfodera la retorica anti imperialista accusando gli Stati uniti di voler “tornare a un Ventesimo secolo di colpi di Stato militari, di governi fantoccio subordinati a loro e di saccheggio delle nostre risorse naturali”. Ma la porta alla trattativa non sembra chiusa del tutto, Maduro chiede a Trump di fermarsi, “stai facendo degli errori che ti sporcheranno le mani di sangue”.

L’Unione europea cerca una difficile mediazione

Sullo sfondo l’Ue, che con l’Uruguay organizza per giovedì 7 a Montevideo la riunione inaugurale del Gruppo di contatto internazionale, che riunisce Unione europea, otto Stati membri (Italia, Francia, Germania, Paesi bassi, Portogallo, Spagna, Svezia, Regno Unito) e quattro Paesi dell’America latina (Uruguay, Bolivia, Costa Rica, Ecuador) per “contribuire a creare le condizioni per l’emergere di un processo politico e pacifico, consentendo ai venezuelani di determinare il proprio futuro attraverso lo svolgimento di elezioni libere, trasparenti e credibili, in linea con la Costituzione del Paese”.

L’ultimatum e il riconoscimento di Guaido come presidente ad interim

Sul tentativo di mediazione pesa però la scadenza, alla mezzanotte di domenica, dell’ultimatum lanciato da Spagna, Francia, Germania, Regno Unito, Portogallo e Paesi bassi perché Maduro convocasse un nuovo voto presidenziale o riconosceranno Juan Guaido come presidente. “Non accettiamo ultimatum da nessuno”, la risposta del leader chavista, “le elezioni presidenziali si sono svolte il 20 maggio”. Nessuna intenzione di ritirarsi, “i bolivariani non si arrendono”.

Maduro contro Sanchez

Francia e Spagna sarebbero pronte a riconoscere Guaido già lunedì, e contro Pedro Sanchez si scaglia un duro attacco di Maduro: “E’ un impostore. È lui che non è stato eletto da nessuno. Io sono stato eletto e rieletto con voti popolari”. Intanto, subisce però un’altra defezione.

Dopo che sabato un generale dell’Aviazione si è schierato con Guaido invitando gli altri militari, tradizionalmente a sostegno del governo, a fare lo stesso, l’ambasciatore venezuelano in Iraq, Jonathan Velasco, in un video diffuso sui social ha annunciato che “l’Assemblea nazionale è l’unico potere della Repubblica con etica, legittimità e legalità”.

(LaPresse/di Silvia Caprioglio)

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