Via della Seta, il summit voluto da Conte è un buco nell’acqua: M5S e Lega continuano a viaggiare in direzioni opposte

Il Financial Times stronca l'Italia: "Vuole indebitarsi con l'Asia"

Foto Roberto Monaldo / LaPresse in foto Luigi Di Maio, Giuseppe Conte, Matteo Salvini

ROMA – Il vertice di governo voluto dal premier Giuseppe Conte non ha riportato il sereno sulla Via della Seta. E’ stato l’ennesimo buco nell’acqua, visto che le posizioni di M5S e Lega non tendono ad incontrarsi. I due leader, Di Maio e Salvini, continuano a viaggiare in direzioni opposte, in una sorta di prosecuzione di campagna elettorale.

Le distanze giallo-verdi

La Lega non è contraria al progetto, che ritiene utile alle imprese italiane, ma rimane scettica su alcuni punti. Il M5S, invece, preme sull’acceleratore, anche se così facendo la reputazione internazionale dell’Italia agli occhi degli Usa sembra rasentare sempre più lo zero. Se il M5S benedice la nuova via della Seta, la Lega vuole vederci chiaro e punta ancora i piedi. Alla fine di un vertice tra Conte, Salvini e Di Maio a Palazzo Chigi, fonti della Lega sottolineano che è fondamentale aiutare le aziende italiane a crescere ed esportare all’estero, ma “la sicurezza nazionale viene prima di tutto e quindi su alcuni settori strategici (telecomunicazioni, energia, porti e infrastrutture) stiamo facendo tutte le verifiche e le valutazioni necessarie: prima viene la sicurezza degli italiani, poi l’interesse economico”.

Il Financial Times stronca l’Italia: “Vuole indebitarsi con l’Asia”

Sul fronte finanziario, il Financial Times fa sapere che l’Italia sta valutando la possibilità di chiedere prestiti dalla Banca asiatica per gli investimenti sulle infrastrutture (Aiib nell’acronimo inglese), che è lo strumento di credito usato dalla Cina per realizzare l’ambizioso progetto del presidente Xi Jinping. Il quotidiano londinese spiega che il potenziale coinvolgimento dell’Aiib, banca multilaterale di sviluppo guidata da Pechino, mostra che l’Italia vuole effettivamente seguire i dettami di Bruxelles, come dice Conte. La Banca asiatica per gli investimenti, infatti, prevede standard internazionali, appalti competitivi e studi di impatto ambientale. Finora, invece, la gran parte dei prestiti infrastrutturali arrivava dalla China Development Bank o dalla Export-Import Bank of China, due istituti che lavorano a livello bilaterale, spesso in maniera segreta e tramite contratti con imprese cinesi.

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