Virus cinese, 6 morti e 300 contagi. Allerta globale contro l’epidemia

Il primo caso, registrato lo scorso mese, era legato a un mercato di prodotti ittici, quindi si era ipotizzata la trasmissione dagli animali agli esseri umani

WUHAN – Mascherine da chirurgo esaurite, controlli a tappeto negli aeroporti e nelle stazioni ferroviarie, allarme internazionale. Fa paura il nuovo coronavirus che a Wuhan ha dato il via a un’epidemia di polmonite che ha causato sei decessi e 291 contagi in Cina, nonché alcuni in altri quattro Paesi. Un elenco di casi e zone geografiche che cresce di giorno in giorno. Mentre le autorità di Pechino hanno confermato lo scenario più temuto: il contagio fra esseri umani. Anche la coincidenza con il Capodanno cinese (il 25 gennaio) contribuisce a far salire l’allerta, perché 3 milioni di cinesi ogni anno viaggiano per la festività. Lo spettro è quello della Sars, altro coronavirus che si diffuse dalla Cina a più di una decina di Paesi negli anni 2002-2003. Causando circa 800 morti. Molte nazioni hanno imposto controlli sui viaggiatori in arrivo dalla Cina, in particolare da Wuhan.

Le precauzioni per evitare il contagio

All’aeroporto della città cinese, operatori misurano con dispositivi elettronici la temperatura dei passeggeri. La maggioranza di loro indossa mascherine protettive, che sono esaurite nei negozi fisici e online, vendute anche a oltre 10 volte il loro prezzo di mercato. L’allarme è visibile fuori dal Wuhan Medical Treatment Center, dove molti dei contagiati sono in cura. Gli operatori sanitari sono vestiti con tute per rischio biologico, occhiali, maschere e plastica ad avvolgere le scarpe. I primi sintomi del nuovo coronavirus includono febbre, tosse, senso di costrizione del petto e respiro corto.

Il primo caso

Il primo caso, registrato lo scorso mese, era legato a un mercato di prodotti ittici. Quindi si era ipotizzata la trasmissione dagli animali agli esseri umani. Invece, lunedì un esperto del governo ha confermato la trasmissione umana. A Wuhan i casi sono stati 258, altri 20 sono stati rilevati a Pechino, Shanghai, nelle province di Guangdong e Zhejiang. Quattro i casi confermati oltremare tra viaggiatori cinesi, in Corea del Sud, Giappone, Thailandia e Taiwan. Quest’ultimo caso, di una donna appena tornata da Wuhan, è stato confermato oggi (martedì). Anche 15 operatori medici sono risultati positivi a Wuhan.

Controlli aeroportualianche in Italia

Tra i Paesi che impongono controlli aeroportuali ci sono Italia, Australia, Giappone, Corea del Sud e Usa. Il premier giapponese Shinzo Abe ha dato ordine al ministero della Salute e al governo di “prendere ogni precauzione possibile”. La famiglia dei coronavirus include quelli che causano influenza comune. Ma anche altri che dopo esser stati trovati in pipistrelli, cammelli e altri animali si sono evoluti in gravi malattie come Sars (sindrome acuta respiratoria grave) o Mers (sindrome respiratoria del Medioriente).

Il precedente: la Sars

Quando la Sars iniziò a infettare persone nel sud della Cina, Pechino tentò di nasconderne la gravità. L’insabbiamento fu denunciato e ora il governo usa un approccio diverso: il presidente Xi Jinping ha dato istruzioni perché le informazioni siano diffuse subito e la collaborazione internazionale sia rafforzata. Il ministero della Salute ha imposto rigide misure. Gabriel Leung, decano dell’Università di Hong Kong, sottolinea che i modelli mostrano che i casi si moltiplicheranno nelle prossime settimane, poi grazie alle precauzioni l’epidemia si ridurrà.

(LaPresse/AP)

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