Le abitudini dei tennisti sono parte integrante della loro routine in campo. Alcune, però, possono generare tensioni con gli avversari, come accaduto ad Alexander Zverev a causa del suo gesto prima del servizio.
Durante gli US Open, il tennista tedesco ha fatto rimbalzare la pallina un numero di volte che è apparso eccessivo a molti. L’emittente Espn ha calcolato un totale di oltre 12.000 rimbalzi in appena cinque partite, un dato che ha messo in luce l’entità del tic. Tra la prima e la seconda di servizio, non essendoci in quel caso violazione di tempo, la frequenza è aumentata ulteriormente.
Questa abitudine ha provocato il fastidio di diversi giocatori. Karen Khachanov, dopo la sua sconfitta in semifinale contro il tedesco, ha spiegato come il comportamento di Zverev possa disturbare la concentrazione di chi è in attesa di rispondere al servizio.
“Non sono l’unico a trovarlo fastidioso, lo pensano molti giocatori perché si prende troppo tempo”, ha dichiarato il russo. “Sei pronto, e all’improvviso la palla rimbalza altre dodici volte. Questo ti obbliga a rifare lo split step e a prepararti da capo per ogni punto”.
La sua lamentela ha trovato eco tra altri colleghi e anche nel pubblico. Durante la semifinale, quando l’arbitro ha sanzionato Zverev con un “time violation” proprio per l’eccessiva perdita di tempo, lo stadio Arthur Ashe ha reagito con un applauso di approvazione.
Nonostante il fastidio, Khachanov ha mantenuto una posizione equilibrata, sottolineando che la responsabilità del controllo spetta al giudice di sedia. “Se Zverev non supera il tempo consentito, non posso dire nulla. Se invece non sta nel tempo previsto, deve ricevere un avvertimento, ma spetta all’arbitro accorgersene”.
Interrogato sulla questione, Zverev si è difeso con sincerità, negando ogni intenzione di innervosire i suoi avversari. Ha spiegato che non lo fa apposta e di non essere pienamente consapevole del numero di rimbalzi, che non conta in modo specifico.
“Ho visto le statistiche e ho fatto rimbalzare la palla più di 12.000 volte. Lo trovo divertente”, ha commentato con un sorriso, chiarendo che non si tratta di una strategia. Il numero due del mondo ha comunque ammesso che si tratta di un comportamento su cui deve lavorare.
“Quando ho visto i dati, ho pensato di dover ridurre il numero di rimbalzi”, ha confessato Zverev. “Poi però, durante la partita, me ne dimentico e il numero torna a salire”. Questa consapevolezza si scontra con l’involontarietà di un gesto che, nonostante le critiche, ha accompagnato una delle stagioni più efficaci della sua carriera.





