Zverev: il talento e la lunga rincorsa al Grande Slam

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Sport tennis
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Una frase spiega molto del tennista Alexander Zverev: “Ci sono due partite che si giocano nello stesso momento: quella che tutti vedono e quella che sento solo io”. Questa dichiarazione non è un modo per cercare comprensione, ma la descrizione della realtà di un atleta che convive con il diabete di tipo 1 dall’età di quattro anni. Sascha ha sempre dovuto gestire due livelli della sua esistenza: il campione ai vertici del circuito e la persona che affronta una sfida quotidiana per la sua salute.

Questa dualità si riflette in una carriera ricca di successi ma segnata da un grande vuoto. Zverev è stato numero 2 del mondo, ha vinto l’oro olimpico a Tokyo, due ATP Finals e numerosi Masters 1000. Eppure, per il mondo del tennis, porta l’etichetta dell’incompiuto, del campione a cui manca il sigillo più prestigioso: un titolo del Grande Slam. La sconfitta nella recente finale del Roland Garros contro Carlos Alcaraz ha aggiunto un altro capitolo a questa narrazione.

La sua storia con gli Slam è un percorso di occasioni mancate. Nel 2022, proprio a Parigi, un gravissimo infortunio alla caviglia lo ha fermato in semifinale contro Rafael Nadal, costringendolo a un lungo stop. La delusione più cocente rimane forse la finale degli US Open 2020, persa contro Dominic Thiem dopo essere stato avanti di due set. A queste si aggiungono le finali perse contro Alcaraz al Roland Garros 2024 e contro Jannik Sinner all’Australian Open 2024, vedendo così i rivali più giovani conquistare quel ruolo di dominatori che sembrava destinato a lui.

Per oltre vent’anni, Zverev ha tenuto nascosta la sua malattia, temendo che potesse diventare un alibi o un’etichetta. Solo nel 2022 ha deciso di parlarne pubblicamente e di lanciare la “Alexander Zverev Foundation” per sostenere i bambini affetti da diabete. La sua missione è diventata quella di dimostrare che è possibile raggiungere i massimi livelli sportivi nonostante la malattia, incoraggiando i più giovani a non abbandonare i propri sogni.

Accanto a lui c’è sempre stata la sua famiglia, con il padre Alexander Senior come allenatore, affiancato dal fratello Mischa. Questo nucleo ristretto si è rivelato uno scudo, ma anche un ostacolo all’inserimento di supercoach esterni. Collaborazioni con nomi come Juan Carlos Ferrero, Ivan Lendl e David Ferrer sono terminate rapidamente, riportando sempre il progetto tennistico al centro della gestione familiare.

Negli ultimi anni, il suo nome è stato associato anche a vicende extra-sportive, con accuse di violenza domestica da parte di due ex compagne. Un’indagine dell’ATP si è chiusa senza sanzioni, mentre un procedimento in Germania si è concluso con un accordo extragiudiziale. Zverev ha sempre negato ogni addebito, ma la questione rimane un’ombra sulla sua figura pubblica. A 27 anni, la sua carriera è a un bivio: troppo vincente per essere un fallito, ma senza Slam per essere un dominatore. Resta una promessa fatta tempo fa: se vincerà un Major, si taglierà i capelli.

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