Freddato a S. Giovanni a Teduccio: sangue in un territorio conteso tra il clan Rinaldi e i Mazzarella

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Francesco Rinaldi e Salvatore Attanasio
Francesco Rinaldi e Salvatore Attanasio

NAPOLI – Proseguono senza sosta le indagini degli uomini della Squadra Mobile, guidati dal vice questore Giuseppe Sasso, e degli agenti del commissariato di Ponticelli sull’agguato mortale avvenuto ieri mattina a San Giovanni a Teduccio. La vittima è Salvatore De Marco, 34 anni, nipote del boss Ciro Rinaldi, figura di rilievo dell’omonima cosca attiva nella zona orientale di Napoli. L’uomo è stato colpito da diversi proiettili in via Figurelle, strada situata in un territorio storicamente conteso tra il clan Rinaldi, alleato con i Reale, e i Mazzarella. L’omicidio ha scosso profondamente la comunità locale, da mesi testimone di una violenza crescente legata alle dinamiche criminali della periferia Est della città (LEGGI QUI I DETTAGLI).

Gli investigatori stanno analizzando ogni dettaglio della scena del crimine e le immagini delle telecamere di sorveglianza per ricostruire con precisione la dinamica dell’agguato e risalire ai responsabili. Non si esclude che l’episodio si inserisca nella faida tra clan che da tempo mette a ferro e fuoco quartieri come San Giovanni a Teduccio, Ponticelli e Barra, dove scontri armati, intimidazioni e omicidi si susseguono con frequenza preoccupante. La tensione tra le famiglie criminali appare giunta a un livello critico, con un’escalation di violenza che negli ultimi mesi ha già provocato altre vittime. La morte di De Marco potrebbe rappresentare una risposta o una provocazione nell’ambito di questa guerra tra clan che da anni incide sulla vita quotidiana di interi quartieri.

Le forze dell’ordine stanno inoltre ascoltando residenti e testimoni per raccogliere elementi utili a ricostruire eventuali movimenti sospetti nella zona prima e dopo l’agguato. La scelta del luogo e dell’orario del delitto farebbe pensare a una pianificazione accurata e a una conoscenza dettagliata delle abitudini della vittima. Parallelamente, gli investigatori monitorano comunicazioni e possibili collegamenti tra le diverse famiglie coinvolte per comprendere se si tratti di un episodio isolato o di una strategia più ampia finalizzata a consolidare il controllo del territorio. La faida nell’area Est di Napoli affonda le sue radici in contrasti storici legati al controllo delle attività illecite e alla supremazia territoriale, rendendo particolarmente complessa l’azione di prevenzione e repressione da parte delle autorità.

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