TUTTI I NOMI. Falsi contratti per i migranti: 18 arresti e 21 indagati di Marcianise, Casale, Santa Maria C.V., Aversa…

1947
Giuseppe Allosso
Giuseppe Allosso

CASERTA – Un’organizzazione strutturata come un’azienda parallela, capace di sfruttare le pieghe della burocrazia e trasformare le procedure per l’ingresso regolare dei lavoratori stranieri in un vero business illecito. È lo scenario delineato dall’inchiesta della Squadra mobile di Napoli, coordinata da Vincenzo Ranieri, pm della Direzione distrettuale antimafia, che ieri mattina, con l’arresto di 18 persone, ha smantellato un presunto sistema criminale radicato tra le province di Napoli e Caserta e con ramificazioni anche all’estero. Gli investigatori parlano di una macchina ben oliata, in grado di produrre documenti formalmente perfetti ma fondati su rapporti di lavoro inesistenti. Un meccanismo che avrebbe consentito l’ingresso in Italia di migliaia di cittadini extracomunitari aggirando le norme sui flussi migratori.

L’inchiesta ha portato al blocco di oltre tremila richieste ritenute irregolari e complessivamente all’iscrizione nel registro degli indagati di 37 persone. Per 18 di loro, come detto, sono scattate misure cautelari su richiesta della Dda, firmate dal gip Raffaele Coppola del Tribunale di Napoli. Le accuse contestate, a vario titolo, sono associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, falso, corruzione e singoli episodi di ingresso irregolare di stranieri.

Le misure e gli indagati a piede libero

Quindici sono finiti cautelarmente in carcere: Giuseppe Allosso, 48 anni di Marcianise; Gabriele Brunitto, 42 anni di Trentola Ducenta; Aniello Della Valle, 61 anni di Cancello ed Arnone; Cherki El Halloumi, 44 anni; Larbi Jabbour, 52 anni di Aversa; Harbans Lal detto “Singh”, 54 anni domiciliato ad Acerra; Salvatore Lampitelli, 43 anni di Succivo; Ciro Monti, 64 anni di San Marcellino; Giuseppe Porfidia, 56 anni di Recale; Francesco Rainone, 63 anni di Aversa; Giuseppe Ricciardi, 45 anni di Capodrise; Agostino Scala, 42 anni di Santa Maria Capua Vetere; Sukhjit Singh alias “Bandi”, 48 anni residente ad Aprilia; Michele Tartaro, 56 anni di Marcianise; e Raffaele Tesone, 33 anni di Parete. Arresti domiciliari, invece, per Hafid Ayat Bayih, 40 anni di Qualiano; Antonio Landolfo, 24 anni di Orta di Atella; e Giovanni Pezone, 73 anni di Lusciano.

Sono indagati a piede libero Soukaina Aoua, 35 anni di Prato; Hicham Boutaj, 30 anni; Soufian Boutaj, 32 anni; Samira Boutlane, 51 anni di San Marcellino; Salvatore Bramato, 67 anni residente ad Agadir (Marocco); Domenico Brasiello, 26 anni di Frattaminore; Giuseppe Cantisano, 49 anni di Napoli; Guido Coppola, 52 anni di Casal di Principe; Pasquale De Franciscis, 52 anni di Marcianise; Ruggero Egidio Galbiati, 72 anni di Monza; Amina Laganara, 69 anni di Napoli; Mohamed Akram Nazlawi, 47 anni di San Felice a Cancello; Daniele Paparella, 68 anni di Brugherio; Pasquale Pietrangeli, 75 anni di Montesarchio; Nicola Purgato, 36 anni di Frignano; Giacinto Rainone, 32 anni di Aversa; Abdelghani Sahrami, 42 anni di Eboli; Nicola Tartaglione, 50 anni di Marcianise; e Rosario Trimarco, 71 anni di Sant’Anastasia. Gli indagati sono da considerare innocenti fino a eventuale sentenza irrevocabile di condanna.

Il ruolo del pubblico funzionario

Al centro dell’inchiesta compare Ciro Monti, dipendente dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Napoli, ritenuto – secondo l’impostazione accusatoria – promotore e organizzatore del sistema illecito insieme agli altri vertici del gruppo. Monti avrebbe garantito il buon esito delle pratiche curate dallo Sportello unico per l’immigrazione di Napoli, passaggio indispensabile per ottenere il nullaosta all’assunzione di lavoratori stranieri. Secondo gli inquirenti seguiva direttamente le pratiche, collaborava alla loro predisposizione e assicurava i pareri favorevoli necessari all’ok definitivo. In più occasioni, sempre secondo l’accusa, si sarebbe recato negli uffici dell’organizzazione gestita da Allosso per coordinare la compilazione delle domande, ricevendo compensi per agevolare l’iter amministrativo.

La ‘centrale’ delle pratiche

Figura chiave del presunto sodalizio, dice l’accusa, è Allosso, titolare di un’agenzia di servizi, indicato dagli investigatori come promotore e organizzatore dell’associazione. Sarebbe stato lui a dirigere la centrale operativa del sistema: predisposizione delle richieste di nullaosta, reperimento dei datori di lavoro compiacenti e organizzazione logistica delle domande nei giorni del cosiddetto “click day”, quando migliaia di istanze vengono presentate online contemporaneamente. Allosso, secondo quanto ricostruito, disponeva di numerose postazioni internet e di personale dedicato all’inserimento telematico delle pratiche. Al suo fianco operava stabilmente Landolfo, collaboratore dell’agenzia, che lo coadiuvava nella predisposizione e nell’inoltro delle richieste. L’organizzazione si occupava anche di fornire fittizie residenze agli stranieri per far risultare la presenza sul territorio nazionale e soddisfare i requisiti richiesti dalla normativa.

I ‘collettori’ e la rete all’estero

Fondamentale, nell’economia del sistema, il ruolo dei cosiddetti “collettori”, intermediari incaricati di reclutare i cittadini stranieri interessati a entrare in Italia. Tra questi figurano, stando alla tesi degli inquirenti, Jabbour, stabile collaboratore di Allosso che trasmetteva i nominativi degli stranieri e curava i contatti con referenti operativi in Marocco; Hafid Ayat Bayih, che forniva all’organizzazione i nominativi dei cittadini extracomunitari e i documenti necessari; Sukhjit Singh, referente per l’Agro pontino che raccoglieva dati e documenti di cittadini indiani intenzionati a entrare in Italia e riscuoteva per conto del gruppo le somme richieste; e Samira Boutlane, che operava prevalentemente dal Marocco trasmettendo i nominativi dei richiedenti e occupandosi della riscossione del denaro. Gli intermediari, dice la Procura, fornivano anche indicazioni utili a superare l’istruttoria consolare per il rilascio dei visti.

Le aziende agricole di copertura

Uno degli ingranaggi centrali del sistema era rappresentato dalla disponibilità di diversi imprenditori agricoli che mettevano a disposizione le proprie aziende per simulare assunzioni mai realmente avvenute. Secondo l’accusa si prestavano dietro compenso Aniello Della Valle, Salvatore Lampitelli, Giovanni Pezone, Giuseppe Porfidia, Francesco Rainone, Giuseppe Ricciardi, Agostino Scala, Michele Tartaro e Raffaele Tesone. I datori di lavoro compiacenti, in cambio di compensi tra i 1.200 e i 2mila euro per ogni pratica, presentavano richieste di nullaosta senza alcuna reale intenzione di instaurare rapporti lavorativi. Le aziende diventavano così contenitori burocratici utili a produrre documentazione formalmente regolare ma sostanzialmente falsa.

Il giro di denaro e i documenti falsi

L’inchiesta ha fatto emergere un flusso costante di denaro versato dagli aspiranti lavoratori stranieri per ottenere l’ingresso in Italia. Le somme venivano raccolte dagli intermediari e poi redistribuite tra i vari componenti del gruppo. In un ulteriore filone investigativo compare anche Nicola Tartaglione, infermiere in servizio presso l’ospedale di Marcianise, che – secondo l’accusa – avrebbe rilasciato false certificazioni mediche per attestare la presenza in Italia di cittadini stranieri in periodi antecedenti alle date previste dalle sanatorie, così da consentirne la regolarizzazione. Tra gli avvocati che compongono il collegio difensivo figurano i legali Claudio Sgambato, Paolo Raimondo, Mario Griffo e Nello Sgambato.

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