Il trasporto marittimo globale, responsabile di circa il 3% delle emissioni mondiali di CO₂ a causa di un consumo annuo di 350 milioni di tonnellate di combustibile fossile, ha ricevuto dall’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) l’obiettivo di raggiungere le emissioni nette zero intorno al 2050. Le attuali alternative, come gas naturale liquefatto, metanolo e ammoniaca, riducono l’impatto ma non lo azzerano, presentando limiti di costo, disponibilità e densità energetica.
L’idrogeno, sebbene promettente, richiederebbe a bordo uno spazio fino a cinque volte superiore a quello del gasolio. In questo scenario, la propulsione atomica, finora confinata a imbarcazioni militari e rompighiaccio, è riemersa come una prospettiva concreta per il medio-lungo periodo, grazie a un profilo radicalmente diverso: autonomia pluriennale, assenza di emissioni e altissima densità energetica.
In questo contesto, Fincantieri, leader mondiale nella cantieristica, ha fissato l’obiettivo di progettare la prima unità a emissioni zero entro il 2035. L’azienda ha già compiuto passi significativi, consegnando mezzi che, operando a gas naturale liquefatto, hanno ridotto le emissioni fino al 58%. Entro il 2030, il gruppo punta a realizzare vascelli capaci di azzerare l’impatto in porto tramite sistemi dual fuel, celle a combustibile e batterie.
Il fronte più innovativo riguarda però la tecnologia atomica, che il gruppo ha definito “futuribile ma promettente”. Fincantieri ha avviato una collaborazione con Newcleo, startup fondata nel 2021, e RINA, multinazionale di certificazione, per uno studio di fattibilità sull’applicazione di un reattore veloce di quarta generazione raffreddato a piombo liquido.
Il progetto si concentra su una versione da 30 MW, concepita come una piccola “batteria” sigillata da installare a bordo. Questa unità richiederà un solo rifornimento ogni 10-15 anni, manutenzione minima e sarà sostituita interamente a fine vita, con il combustibile inviato al riprocessamento.
La sicurezza è un elemento centrale. L’uso del piombo liquido come refrigerante offrirà un vantaggio cruciale in ambito marino: in caso di incidente, a contatto con l’acqua fredda, il piombo si solidificherebbe, inglobando il nucleo del reattore in un guscio protettivo e schermando le radiazioni.
Parallelamente, il gruppo è coinvolto nel progetto MINERVA, finanziato dalla ricerca militare italiana. L’obiettivo è valutare l’integrazione di questi impianti su mezzi militari di superficie, usando la Difesa come apripista per sviluppare le tecnologie e le competenze necessarie al settore civile. Questa strategia potrebbe inoltre favorire il ritorno in Europa di costruzioni oggi dominate dai cantieri asiatici.
Il mondo si sta muovendo nella stessa direzione. In Norvegia, il progetto NuProShip ha già confermato la fattibilità tecnica di queste soluzioni, mentre organismi internazionali come l’IMO e l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) hanno iniziato a rivedere i codici di sicurezza, fermi agli anni Ottanta.
I tempi, tuttavia, non saranno brevi. Le prime applicazioni commerciali sono attese non prima della metà degli anni Trenta, con una diffusione più ampia prevista solo intorno al 2045.



















