Africa: la carrozzina ecologica da bici riciclate

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Mobilità sostenibile
Mobilità sostenibile

In Africa, circa 80 milioni di persone convivono con una grave disabilità motoria. Per loro, una sedia a rotelle non è solo un mezzo per spostarsi, ma uno strumento essenziale per lavorare, studiare e partecipare alla vita della comunità. Tuttavia, i modelli prodotti nei Paesi occidentali si sono rivelati inadatti al contesto africano per tre motivi principali: sono progettati per superfici lisce come l’asfalto, hanno un costo proibitivo e i pezzi di ricambio sono quasi impossibili da reperire.

Di fronte a questa sfida, un team di designer composto dai britannici Janna Deeble e Cara Shaw e dall’italiana Isabella Oriani ha sviluppato una soluzione rivoluzionaria. Il progetto, inizialmente battezzato Uji e poi Tai, ha preso la sua forma definitiva nel modello SafariSeat. L’ispirazione è nata da un’esperienza personale di Deeble che, dopo un grave incidente in Kenya durante l’infanzia, ha vissuto sulla propria pelle le difficoltà di muoversi in carrozzina su terreni accidentati.

La SafariSeat è un dispositivo per la mobilità radicalmente diverso dalle sedie a rotelle tradizionali. È stato concepito per funzionare dove le altre falliscono: su strade sterrate, sentieri fangosi, sabbia e nei villaggi privi di infrastrutture. La sua genialità risiede nella combinazione di design intelligente e sostenibilità. Il telaio, robusto e funzionale, viene infatti assemblato utilizzando parti di vecchie biciclette destinate alla discarica, un approccio che abbatte i costi e valorizza materiali di scarto.

Il sistema di propulsione è un altro punto di forza. Invece di spingere le ruote con le mani, l’utente aziona due leve simili a pedali, posizionate all’altezza del busto. Questo meccanismo permette di generare una coppia maggiore, consentendo di superare ostacoli e terreni sconnessi con meno fatica. La struttura a tre ruote garantisce inoltre stabilità e manovrabilità.

Le qualità che ne hanno decretato il successo sono tre. Primo, il costo estremamente basso, reso possibile dal riciclo di componenti ciclistiche. Secondo, la semplicità di riparazione: ogni pezzo può essere sostituito con parti di bicicletta standard, facilmente reperibili ed economiche in qualsiasi mercato locale. Terzo, il progetto è open source: le istruzioni per la costruzione sono disponibili gratuitamente, permettendo a officine e artigiani locali di produrre e mantenere le SafariSeat in autonomia.

Grazie a questi presupposti, la SafariSeat ha avuto un’ampia diffusione, diventando un punto di riferimento non solo in Kenya, ma anche in Niger, Tanzania e Uganda. Ad oggi, sono stati distribuiti circa 750 esemplari, che hanno migliorato la vita di quasi 3.000 persone, restituendo loro indipendenza e dignità. Il progetto è sostenuto economicamente da diverse organizzazioni non governative, che acquistano le sedie per donarle a chi ne ha più bisogno, alimentando un circolo virtuoso di inclusione sociale e rispetto per l’ambiente.

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