CESA – Arrivano a bordo di una Fiat Panda nera, rallentano davanti alla saracinesca dell’Alterego Cafè. Un ragazzo, con il volto scoperto, scende dall’auto e lascia un pacco davanti all’ingresso: è un ordigno rudimentale, una “cipolla”. Il giovane accende la miccia e risale in macchina. La vettura si allontana di pochi metri, ma l’esplosivo non deflagra. Missione fallita, almeno inizialmente. Chi era a bordo dell’auto però non demorde: la Panda torna sul posto, il ragazzo scende di nuovo, sistema una seconda “cipolla” accanto alla prima e le dà fuoco. Questa volta l’esplosione arriva quasi subito e a deflagrare sono entrambi gli ordigni. Il boato squarcia il silenzio della notte, manda in frantumi i vetri dell’attività e divelle la saracinesca colpita dalla forza dell’onda d’urto. I danni non sono ingenti, ma è il gesto a fare paura.
L’attività nel mirino
La scena è stata ricostruita grazie alle telecamere di videosorveglianza della zona. Il bersaglio è l’Alterego Caffè, un bar aperto da alcuni anni in via Matteotti da imprenditori originari di Sant’Antimo. Secondo quanto trapela, i titolari avrebbero dichiarato di non aver mai ricevuto richieste estorsive né pressioni da parte della criminalità. Gli stessi gestiscono anche un’altra attività commerciale a Grumo Nevano. I locali dove sorge il bar risultano presi in affitto da un imprenditore della zona, proprietario di un caseificio. Sull’episodio stanno indagando i carabinieri del gruppo di Aversa insieme ai militari della stazione locale, che stanno analizzando i filmati delle telecamere e cercando di risalire all’identità delle persone a bordo dell’auto. Un lavoro che parte proprio dalle immagini registrate durante la notte e che potrebbe fornire elementi utili per ricostruire il percorso della Panda – non è escluso che l’auto possa essere stata rubata per compiere l’azione – e individuare i responsabili.
Le ipotesi investigative
L’episodio ha fatto riaffiorare timori che in quest’area possa tornare la stagione delle bombe contro le attività commerciali, un metodo storicamente utilizzato per intimidire imprenditori e commercianti. Per questo gli investigatori stanno verificando anche la posizione di alcuni soggetti con precedenti penali recentemente tornati in libertà. Non è raro, infatti, che l’esplosione di un ordigno, anche di piccola entità, non rappresenti la reazione a un rifiuto di pagare il pizzo ma piuttosto un primo segnale intimidatorio: un modo per “presentarsi” e far capire alla vittima che qualcuno pretende attenzione e, successivamente, denaro. Restano naturalmente aperte anche altre possibili chiavi di lettura, come una questione privata legata a rapporti personali tra aggressore e vittima oppure, ipotesi che pure viene presa in considerazione, una bravata, circostanza che potrebbe trovare riscontro nella giovane età di chi ha agito e nelle modalità dell’azione.
Un territorio di confine
Il contesto territoriale non aiuta a escludere alcuna pista. Cesa si trova infatti in una zona di confine tra due aree storicamente segnate dalla presenza della criminalità organizzata: da un lato l’agro aversano della provincia di Caserta, dove negli anni hanno operato gruppi riconducibili al clan dei Casalesi e alle sue diramazioni; dall’altro l’area di Napoli Nord, dove sono attivi diversi gruppi criminali. Non è escluso che gli autori possano provenire proprio da uno di questi contesti, ma al momento si tratta solo di ipotesi.
La paura tra i residenti
Intanto la città si è svegliata con la paura addosso: il boato delle esplosioni ha svegliato numerosi residenti della zona. “Il silenzio è stato squarciato da un forte fragore – ha raccontato il sindaco Enzo Guida –. La serranda del bar è stata danneggiata e i vetri sono andati in frantumi. Diverse persone mi hanno scritto durante la notte per avvisarmi. Alcune mamme mi hanno raccontato che i bambini si sono svegliati terrorizzati”.
La solidarietà del Comune
Nel pomeriggio il primo cittadino, insieme al presidente del consiglio comunale Domenico Mangiacapra e al consigliere Cesario Villano, ha fatto visita ai titolari del locale colpito dall’attentato. “È stato un modo per far sentire la vicinanza e la solidarietà dell’amministrazione comunale – ha spiegato Guida –. Siamo vicini a questo imprenditore, così come saremo vicini a chiunque subisca atti del genere”. Il sindaco ha poi ribadito fiducia nel lavoro degli investigatori: “Confidiamo nell’operato delle forze dell’ordine per capire cosa c’è dietro questa vicenda. Cesa deve guardare avanti e non tornare indietro”.
I precedenti recenti
Per ora restano molte domande e poche certezze: le indagini sono appena iniziate e la pista dell’intimidazione resta solo una delle ipotesi al vaglio. Inevitabile, inoltre, che il pensiero torni alle recenti bombe esplose tra Casapesenna e San Cipriano d’Aversa, episodi che secondo alcuni osservatori potrebbero essere collegati al ritorno sulla scena di gruppi criminali rimasti silenti per anni.



















