Val Susa: il postino delle nevi consegna a 2200 metri

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Resilienza montana
Resilienza montana

Si chiama Mirko Covelli, ma per gli abitanti dei borghi più sperduti dell’Alta Val Susa, in Piemonte, è ‘il postino delle nevi’. Dal 2022, il suo ufficio è un furgone che si arrampica su strade impervie per garantire che lettere e pacchi arrivino a destinazione, anche dove la civiltà sembra fermarsi, a oltre 2.200 metri di quota.

La sua giornata lavorativa inizia molto prima dell’alba, con una meticolosa consultazione dei bollettini meteorologici. In montagna, il tempo è un fattore determinante e rispettarlo è la prima regola per la sicurezza. Neve abbondante, lastre di ghiaccio e vento gelido non sono imprevisti, ma costanti del suo mestiere. Ogni consegna è una piccola spedizione che richiede pianificazione e profonda conoscenza del territorio.

Operare in un ambiente alpino così estremo significa confrontarsi con la forza della natura. Le strade che percorre sono spesso sentieri che d’inverno si trasformano in piste ghiacciate, accessibili solo a veicoli attrezzati. L’aria rarefatta e le temperature sotto lo zero sono elementi che fanno parte del suo quotidiano. Il suo lavoro è un esempio di come l’attività umana debba adattarsi, con preparazione e umiltà, a contesti ambientali che non perdonano l’imprudenza.

Il servizio di Mirko va ben oltre la semplice logistica. Per le piccole comunità, spesso composte da anziani, che popolano queste frazioni isolate, il suo arrivo è un ponte con il mondo esterno. Non consegna solo corrispondenza, ma anche un sorriso e un senso di normalità. In un’era dominata dalla comunicazione digitale, il suo passaggio fisico assume un valore sociale inestimabile, portando i pacchi dell’e-commerce fin nelle baite più remote.

La storia di Mirko è particolare. Originario di Trani, in Puglia, è cresciuto con l’orizzonte del mare. La sua scelta di vita lo ha portato all’estremo opposto: dalle passeggiate sul lungomare alle scalate tra i picchi alpini. Questa transizione testimonia una straordinaria capacità di adattamento e una passione per una professione che, in queste condizioni, diventa una vocazione.

La sua figura non è solo una storia di colore, ma un simbolo della tenacia necessaria per mantenere vivi i territori montani. Dimostra come i servizi essenziali possano essere garantiti anche di fronte a sfide climatiche e logistiche, grazie alla dedizione di singoli individui. Il suo impegno quotidiano è un atto di resilienza che permette alle comunità alpine di non sentirsi abbandonate.

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