NAPOLI – Blitz all’alba di ieri nel Rione Berlingieri, dove una retata della polizia ha posto fine a una delle più longeve piazze di spaccio dell’area nord della città. L’intervento, eseguito dagli uomini della Squadra Mobile insieme agli agenti del commissariato di Secondigliano, ha portato all’arresto di undici indagati ritenuti legati ai clan Licciardi e attivi, secondo le accuse, in un sistema di traffico di droga radicato da oltre trent’anni sul territorio. L’operazione segna la chiusura della cosiddetta “piazza di 111”, punto di riferimento per l’acquisto di cocaina nel quartiere e non solo.
Sono stati condotti in carcere Ciro Cardaropoli (64 anni), Antonio Gemei (61), Francesco Marzano (62), Luigi Carella (53), Pasquale Ruffo (54), Eduardo Fusco (32), Antonio Bruno (69) e Gennaro Bruno (36), mentre sono stati posti agli arresti domiciliari Romolo Campano (58), Luisa Morra (52) e Tommaso Bruno (26). Le indagini hanno ricostruito un’organizzazione strutturata e ben radicata, capace di gestire un flusso costante di stupefacenti attraverso un doppio livello operativo: da un lato una piazza di spaccio stanziale attiva in modo continuativo nel rione, dall’altro un sistema itinerante che permetteva di ampliare il raggio d’azione, raggiungere nuovi acquirenti e ridurre i rischi legati ai controlli delle forze dell’ordine, garantendo al tempo stesso maggiore flessibilità nelle consegne.
La lunga attività investigativa della Squadra Investigativa ed Operativa del commissariato Secondigliano, sviluppata tra marzo 2022 e maggio 2023, ha consentito di documentare le modalità di gestione della vendita al dettaglio di cocaina, evidenziando una macchina organizzativa precisa e consolidata nel tempo. Gli inquirenti hanno raccolto elementi su turnazioni, ruoli ben definiti e strategie di elusione dei controlli che permettevano alla piazza di restare operativa anche durante operazioni di contrasto già avviate nella zona. Il gruppo si distingueva inoltre per un forte legame familiare tra i componenti, elemento che ne rafforzava la compattezza e garantiva continuità operativa anche nei momenti più delicati, rendendo più difficile l’infiltrazione e la disarticolazione del sodalizio.
Fondamentale è risultata anche la connessione diretta con il clan camorristico egemone nella zona, considerato una propaggine dei Licciardi. Secondo quanto emerso, Luigi Carella, figura di riferimento del gruppo, imponeva un sistema di approvvigionamento vincolato, con l’obbligo per gli affiliati di rifornirsi mensilmente dal clan, in una sorta di tributo che consolidava il controllo criminale sul territorio e garantiva al tempo stesso protezione e continuità nelle forniture.
La chiusura della piazza rappresenta un colpo significativo agli equilibri della criminalità locale e restituisce un segnale importante in termini di presenza dello Stato in un’area storicamente segnata da dinamiche illegali. L’operazione conferma inoltre l’efficacia del lavoro investigativo coordinato e la capacità delle forze dell’ordine di smantellare sistemi criminali radicati anche da decenni. Resta alta l’attenzione degli investigatori, che continueranno a monitorare il territorio per prevenire eventuali tentativi di riorganizzazione o la nascita di nuove piazze di spaccio, con l’obiettivo di consolidare i risultati ottenuti e impedire che fenomeni simili possano nuovamente attecchire.




















