CASAL DI PRINCIPE – Prende il via il cammino verso la beatificazione di don Peppe Diana, il sacerdote ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994 nella chiesa di San Nicola di Bari. Un passo atteso da anni e che arriva proprio nel giorno in cui la sua comunità torna a ricordarlo, nello stesso luogo in cui fu colpito a morte mentre si preparava a celebrare messa. L’annuncio viene dato dal vescovo della diocesi di Aversa Angelo Spinillo, durante la celebrazione per il 32° anniversario dell’omicidio. Un momento che unisce memoria e futuro, perché alla commemorazione si affianca ora l’avvio di un percorso che punta a riconoscere ufficialmente il valore della testimonianza di don Diana.
La decisione è maturata all’interno della Chiesa locale dopo un confronto condiviso. Il consiglio presbiterale si è espresso favorevolmente in maniera collegiale, seguito dal via libera unanime della Conferenza episcopale campana, guidata dal vescovo di Acerra Antonio Di Donna. Su queste basi, Spinillo, che il prossimo 1° maggio lascerà la diocesi per limiti di età, ha già scritto al cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle cause dei santi, per avviare l’inchiesta diocesana. È stato anche individuato il postulatore, il giurista Paolo Vilotta, che accompagnerà il percorso della causa.
Un passaggio che assume un significato particolare per un territorio che continua a riconoscersi nella figura di don Peppe, simbolo di una scelta chiara e coraggiosa: stare dalla parte della sua gente, anche quando questo significava sfidare apertamente la camorra. L’avvio dell’iter rappresenta un momento di grande valore simbolico per l’intero territorio. Don Peppe Diana, con il documento ‘Per amore del mio popolo’, aveva denunciato con forza il sistema camorristico e le sue infiltrazioni nella vita quotidiana, pagando con la vita la scelta di stare accanto alla sua comunità.
A distanza di oltre tre decenni, la sua figura continua a essere un riferimento non solo religioso, ma anche civile, incarnando l’idea di una Chiesa impegnata, vicina ai più deboli e capace di opporsi alla criminalità. Un messaggio che resta attuale anche alla luce delle tensioni che negli ultimi mesi hanno interessato il territorio, con nuovi segnali di inquietudine e il riaffacciarsi di episodi legati alla criminalità. In questo contesto, il percorso verso la beatificazione assume anche il significato di un riconoscimento pubblico del valore della sua testimonianza e del sacrificio compiuto.
Intanto, già da oggi prendono il via le iniziative di commemorazione a Casal di Principe, che come ogni anno si prepara a vivere una giornata intensa di memoria e impegno nel ricordo di don Diana e di tutte le vittime innocenti delle mafie. Le celebrazioni si aprono con la tradizionale messa del mattino nella chiesa di San Nicola di Bari, seguita dalla deposizione di un fiore sulla tomba del sacerdote e su quelle delle altre vittime della criminalità organizzata nel cimitero cittadino. A seguire, spazio ai giovani con un incontro presso Casa don Diana, dedicato ai temi dell’economia sociale e del nuovo welfare, con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni e del mondo associativo.
Non mancheranno anche iniziative simboliche, come la campagna social ‘Restiamo connessi alla speranza’, che invita associazioni, gruppi e cittadini a condividere contenuti ispirati al messaggio lasciato da don Diana. Nel pomeriggio, infine, la chiesa di San Nicola di Bari ospiterà la premiazione del concorso artistico-letterario dedicato al sacerdote, con il coinvolgimento di studenti, volontari e realtà del territorio impegnate nei percorsi di legalità. A trentadue anni dalla sua morte, don Peppe Diana continua così a parlare a una comunità che non ha dimenticato e che, attraverso il suo esempio, prova ancora a costruire un futuro diverso, fondato sulla giustizia, sulla dignità e sul coraggio di dire no alla camorra.



















