Durante il recente Consiglio europeo tenutosi a Bruxelles, gli attivisti di Greenpeace Belgio hanno compiuto un’azione dimostrativa di forte impatto. Hanno proiettato la scritta “Trump Tower” sulla facciata della Commissione Europea, trasformando simbolicamente l’edificio in uno dei grattacieli dell’ex presidente statunitense.
L’iniziativa, accompagnata dallo slogan “Fermiamo i piani di Trump”, ha avuto l’obiettivo di esortare i leader europei a resistere alle ingerenze del governo di Washington. La protesta ha denunciato la presunta sottomissione di molti governi UE, incluso quello italiano guidato da Giorgia Meloni, alle richieste statunitensi in ambito energetico, ambientale e di diritto internazionale.
I 27 leader si sono riuniti per discutere temi cruciali come le tensioni geopolitiche, l’aumento dei prezzi dell’energia e la guerra in Ucraina. Tra i punti all’ordine del giorno figuravano anche i tentativi di deregolamentazione in settori chiave come la protezione ambientale, la sanità e la privacy digitale.
Su molti di questi argomenti, secondo Greenpeace, l’amministrazione statunitense e i lobbisti delle grandi aziende esercitano forti ingerenze. L’obiettivo sarebbe spingere l’Unione Europea a indebolire la propria agenda ecologica e le misure di protezione sociale per favorire interessi economici specifici.
Federico Spadini, di Greenpeace Italia, ha spiegato la posizione dell’associazione: «L’ex presidente vuole dominare l’Europa e molti leader europei sembrano lasciarglielo fare». Secondo Spadini, questo atteggiamento comporta l’abbandono del diritto internazionale, lo smantellamento delle politiche sanitarie e ambientali e un crescente vincolo al petrolio e al gas statunitensi.
Spadini ha poi criticato la posizione del governo italiano, affermando che «Giorgia Meloni non perde occasione per allinearsi alle politiche statunitensi». Esempi concreti sarebbero l’aumento delle importazioni di gas naturale liquefatto (GNL) e la spinta per indebolire il regolamento europeo contro la deforestazione (EUDR), ignorando le conseguenze climatiche.
Di fronte a questo scenario, Greenpeace ha rivolto un appello al governo italiano e agli altri governi dell’Unione. L’organizzazione chiede di opporsi con fermezza alle ingerenze d’oltreoceano per proteggere le normative europee e di porre al centro delle politiche pubbliche gli interessi dei cittadini, non quelli delle grandi corporation.
Spadini ha concluso con un avvertimento: espressioni come “semplificare le regole per la competitività” nasconderebbero, a suo dire, la volontà di favorire pratiche dannose. Tra queste, la distruzione delle foreste, un maggiore uso di sostanze chimiche tossiche in agricoltura e la violazione della privacy da parte dei colossi tecnologici.
La soluzione proposta da Greenpeace è chiara: puntare su energie rinnovabili e agricoltura ecologica. Questo approccio non solo ridurrebbe la dipendenza dai combustibili fossili, ma salvaguarderebbe anche il pianeta e stabilizzerebbe le bollette. «Fermare i piani di Trump è un dovere dell’Europa per proteggere le persone e l’ambiente», ha chiosato Spadini.


















