Casal di Principe, Don Ciotti: “Volevano zittirlo, don Diana continua a parlare”

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Don Peppe Diana e Don Ciotti
Don Peppe Diana e Don Ciotti

CASAL DI PRINCIPE – “La decisione della Diocesi di Aversa è un segno importante. La camorra sperava che sparando addosso a don Peppe Diana lo avrebbero messo a tacere, invece don Peppino continua a parlare”. Così il fondatore di Libera, Don Luigi Ciotti, ha commentato a Casal di Principe, nel corso dell’evento di commemorazione dell’omicidio del sacerdote organizzato dal Comitato don Diana, la scelta del vescovo di Aversa, Angelo Spinillo, di avviare ufficialmente l’inchiesta diocesana per il riconoscimento del martirio del sacerdote, a poche settimane dalla fine del mandato per limiti di età. Don Diana fu ucciso il 19 marzo 1994 dal killer dei Casalesi Giuseppe Quadrano nella sacrestia della Chiesa di San Nicola di Bari, mentre si preparava per dire messa.

Don Ciotti è poi intervenuto sui recenti attentati intimidatori con bombe carta avvenuti nel Casertano, in comuni limitrofi a Casal di Principe, come Casapesenna e San Cipriano d’Aversa. “La camorra si risveglia, dobbiamo noi essere bravi a rigenerarci ancora di più, a dare continuità a quello che è stato fatto di positivo in questi anni. Ci vuole uno deciso scatto in avanti da parte della comunità”.

Nell’occasione, il vescovo Spinillo ha annunciato ufficialmente l’avvio del cammino che porterà all’apertura dell’inchiesta diocesana per il riconoscimento del martirio del sacerdote. L’obiettivo dell’iter canonico è il riconoscimento del martirio “in odium fidei”. Come sottolineato durante l’annuncio, la figura di don Peppe Diana non deve essere relegata esclusivamente a quella di “eroe sociale”. Il suo impegno, la consapevolezza del pericolo e la ferma opposizione alla prevaricazione della camorra sono stati la diretta espressione della sua vocazione sacerdotale. Don Diana è stato protagonista del riscatto del suo territorio proprio in virtù del suo essere ministro di Dio, compiendo un autentico atto di fede che lo ha portato fino al sacrificio supremo, una visione del martirio in piena sintonia con il magistero di Papa Francesco.

L’avvio di questo cammino si articola in passaggi precisi: lo scorso settembre, la Conferenza Episcopale Campana ha concesso il parere favorevole sull’opportunità di avviare l’inchiesta sul martirio e sulla fama di martirio del sacerdote. Successivamente, la Diocesi ha inoltrato formale richiesta al Dicastero delle Cause dei Santi, restando ora in attesa del via libera definitivo da Roma prima della pubblicazione dell’editto ufficiale. Verrà poi nominato un tribunale che, accompagnato dal postulatore della causa Paolo Vilotta, procederà ad ascoltare le testimonianze viventi e ad acquisire fonti documentali sulle virtù, la vita e il percorso di fede di don Peppe.

Un museo diffuso per raccontare la storia della “resistenza” di Casal di Principe alla camorra e un centro di formazione per offrire opportunità di lavoro e alternative di vita ai giovani del territorio sono le due idee lanciate dalla coordinatrice del Comitato don Diana, Tina Cioffo, nel corso dell’evento organizzato a Casa don Diana, bene confiscato e sede del Comitato. All’iniziativa hanno partecipato studenti dell’Istituto tecnico Carli di Casal di Principe, rappresentanti delle istituzioni come il presidente della Regione Roberto Fico e il sindaco di Casal di Principe, Ottavio Corvino; erano presenti inoltre Don Luigi Ciotti, il presidente della Fondazione Con il Sud Stefano Consiglio e la presidente di Enaip Paola Vacchina. “Abbiamo chiesto loro di aiutarci a realizzare questi due sogni”, ha aggiunto Cioffo. “Con il museo diffuso vogliamo ripercorrere la storia delle persone che hanno lottato per liberare Casal di Principe dai clan; al progetto sono state invitate a partecipare anche le altre associazioni del territorio, perché questa deve essere un’idea condivisa”.

Il sindaco Ottavio Corvino ha annunciato l’organizzazione di una manifestazione per ribadire che non torneranno i tempi bui della camorra. La scelta è stata condivisa anche con i sindaci di Casapesenna, Giustina Zagaria, e San Cipriano d’Aversa, Vincenzo Caterino, comuni confinanti con Casal di Principe dove sono state fatte esplodere bombe carta nei giorni scorsi. Altri due ordigni sono esplosi all’esterno di un negozio di Cesa. La manifestazione potrebbe tenersi la prossima settimana. Intanto, sul territorio le forze dell’ordine hanno intensificato i pattugliamenti: la Compagnia dei Carabinieri di Casal di Principe sta impiegando tutte le auto a disposizione per garantire una presenza costante e visibile, scoraggiando il ripetersi degli attentati e controllando soggetti sottoposti a misure restrittive o detentori di armi.

Il presidente del Consiglio regionale, Massimiliano Manfredi, ha ricordato la figura di don Giuseppe Diana come “sacerdote coraggioso e autentico testimone del Vangelo, un faro di giustizia, legalità e speranza per il territorio e per l’intero Paese. La sua voce continua a risuonare nelle coscienze di quanti credono in una società più giusta, fondata sul rispetto della dignità umana e sul rifiuto di ogni forma di violenza”. Manfredi sottolinea l’importanza del percorso di beatificazione, che riconosce non solo il sacrificio, ma anche la straordinaria testimonianza di fede e impegno civile lasciata in eredità. Il Consiglio Regionale della Campania ha dedicato a don Diana una sala conferenze affinché il suo nome continui a vivere nei luoghi istituzionali, ispirando quotidianamente l’operato dei cittadini.

Cioffo ha infine espresso preoccupazione per i recenti attentati intimidatori sul territorio, sottolineando che la promozione sociale si accompagna sempre ad azioni di denuncia. “Non indietreggeremo di fronte a una criminalità che prova a rialzare la testa, ma che dovrà necessariamente abbassarla. Osserviamo con attenzione le scarcerazioni e il ritorno sul territorio di appartenenti al clan dei Casalesi: se non intenzionati a cambiare vita, rappresentano un rischio. I segnali preoccupanti non ci faranno però demordere”.

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