L’INTERVISTA. Bianchi: “Napoli, credi allo scudetto. Decisive le prossime tre giornate”

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Ottavio Bianchi e Diego Armando Maradona
Ottavio Bianchi e Diego Armando Maradona

NAPOLI – A otto giornate dal termine del campionato, il Napoli può sperare ancora nella clamorosa rimonta scudetto. Parola di Ottavio Bianchi, il tecnico che ha guidato gli azzurri al primo scudetto della loro storia.

Che stagione stiamo vivendo?

“Ora è di nuovo tutto aperto. Ci sono aspetti molto importanti da considerare: le Nazionali, gli infortuni, il recupero dei giocatori. Sono tanti i fattori che incidono in questa fase”.

Il recupero del Napoli è stata la sorpresa?

“Devo dire di sì, non me l’aspettavo. Ha avuto una stagione davvero tribolata, ma appena anche l’Inter ha avuto problemi, Conte è riuscito a rosicchiare un bel po’ di punti”.

E quindi chi è favorito per lo scudetto?

“Se vogliamo, l’Inter è ancora la favorita. Però anche Napoli e Milan hanno le loro chances. I prossimi tre turni saranno molto indicativi, con scontri diretti davvero impronosticabili”.

Domani la Nazionale si gioca il Mondiale: quanta pressione su Gattuso e gli azzurri?

“Sarebbe clamoroso non andare ai Mondiali per la terza volta di fila. L’obiettivo primario è tagliare il traguardo e superare la Bosnia: certe partite ormai sono da ‘dentro o fuori’, e purtroppo per noi lo sappiamo da tempo”.

I fantasmi aleggiano comunque sul Club Italia…

“Sì, perché siamo ancora tutti con il fiato sospeso. Vedere oggi la Nazionale così in affanno è veramente imbarazzante. In Italia si acquistano sempre più giocatori dall’estero, Spagna, Francia, Germania e Inghilterra sono avanti rispetto a noi in merito alla crescita dei giovani. Invece bisogna guardare ai settori giovanili: ci sono giovani bravi ma non giocano. Questo è anche il riflesso di problemi più profondi nel nostro calcio”.

Che non punta sui giovani ma spinge il modello Como, una squadra ricca basata sugli stranieri…

“Intanto diciamo che anche i giocatori migliori sono stati giovani: se hai talento te ne accorgi subito. Però il Como è composto da tutti stranieri e questo, per il calcio italiano, è negativo”.

Perché lo considera un segnale preoccupante?

“Perché vuol dire che i nostri vivai sono sempre più poveri. Nelle grandi squadre mancano i nostri giovani: è un problema serio. E infatti poi ci ritroviamo con una Nazionale in difficoltà”.

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