NAPOLI – Sono tre le inchieste che coinvolgono direttamente Giovanni Zannini. Indagini, tutte coordinate dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, nelle quali il politico risponde di corruzione, falso e truffa. Ma oggi possiamo dire che il profilo del consigliere regionale di Mondragone, sottoposto al divieto di dimora in Campania, si intreccia – sia chiaro, non da inquisito e senza alcuna contestazione di reati di mafia – anche nelle carte dell’operazione che ieri ha colpito il gruppo Zagaria. Il suo nome, infatti, emerge in relazione ai rapporti con il casertano Franco Lombardi, figura che gli inquirenti collocano in un contesto di interessi riconducibili all’orbita di Filippo Capaldo, il nipote e delfino di Capastorta, e quindi a dinamiche ritenute contigue al sistema criminale (LEGGI QUI TUTTI I NOMI E LE FOTO).
È in questo quadro che i carabinieri inseriscono alcuni episodi del 2019, quando Zannini non aveva ancora il peso politico di oggi ma si preparava alla riconferma in Regione nel 2020. La prima telefonata valorizzata negli atti dell’Antimafia è del 19 giugno 2019 e fotografa da subito un rapporto di forte confidenza tra il politico del litorale e il casertano. Secondo la ricostruzione investigativa, Lombardi manifesta la propria disponibilità a sostenere Zannini alle elezioni regionali, arrivando a garantire un consistente pacchetto di voti, in particolare da Santa Maria Capua Vetere. Nelle intercettazioni si parla di almeno 350 preferenze. Zannini, dall’altra parte, mostra di apprezzare quell’appoggio, rinviando poi ulteriori discorsi a un incontro ravvicinato.
Il passaggio ritenuto più significativo arriva però il 5 agosto 2019. I carabinieri intercettano Zannini e Lombardi a bordo di una Mazda mentre percorrono le strade di Mondragone. I due parlano della situazione di degrado igienico-ambientale e delle criticità nel servizio di raccolta dei rifiuti, allora gestito dalla Senesi. Nel corso di quel colloquio, secondo quanto riportato dal gip, emergono più aspetti: da un lato il sostegno elettorale che Lombardi promette ancora a Zannini, dall’altro l’interesse dello stesso Lombardi a capire come fosse organizzato il servizio di igiene urbana in città e quali margini ci fossero per un nuovo affidamento.
Ed è proprio la sequenza successiva a dare peso investigativo alla vicenda. Subito dopo l’incontro con Zannini, Lombardi contatta un dipendente della Isvec, chiedendo un incontro urgente con Ivano Balestriere, indicato come gestore di fatto della società. Poche ore dopo, il Comune di Mondragone riceve la Pec con cui la Isvec manifesta la propria disponibilità immediata a svolgere il servizio di igiene urbana. Nello stesso arco temporale, come annotano gli investigatori, si registrano contatti telefonici tra Zannini, l’allora assessore all’Ambiente Antonio Federico e il sindaco Virgilio Pacifico (tutti estranei all’inchiesta). Per il gip, questi elementi dimostrano almeno un ruolo di intermediazione politica svolto da Zannini tra Lombardi e i vertici dell’amministrazione mondragonese.
Il 7 agosto 2019 il Comune affida poi, in via d’urgenza, alla Isvec il servizio di raccolta dei rifiuti. Su quel provvedimento il gip evidenzia diversi profili di illegittimità amministrativa, ma chiarisce anche che, sul piano penale, questa vicenda non integra la corruzione né l’abuso d’ufficio, stante la natura discrezionale dell’atto e l’assenza di alcuni presupposti richiesti dalla norma.
I rapporti tra Lombardi e Zannini, però, non si fermano lì. Il 9 agosto 2019 Lombardi parla con un altro soggetto e riferisce di trovarsi con il sindaco e l’assessore di Mondragone, cercando una soluzione per la raccolta di carta e cartone. In altre conversazioni, l’imprenditore dice di essere entrato nel settore dei rifiuti “dalla porta principale”, vantando un’operazione costruita grazie alle sue “amicizie”. Nelle settimane successive, secondo la ricostruzione degli inquirenti, si muove ancora per favorire altri affidamenti collegati al territorio mondragonese, compreso quello relativo alla raccolta degli indumenti usati.
Il dato che resta, al di là della qualificazione penale di questo segmento, è il rilievo politico e investigativo della figura di Zannini nelle carte dell’inchiesta. Pur non essendogli contestato alcun reato di mafia, il consigliere regionale compare come interlocutore di Lombardi e come figura in grado di aprire un canale con i vertici del Comune di Mondragone. Un ruolo che, per gli inquirenti, si inserisce nella più ampia capacità di penetrazione di Lombardi all’interno delle pubbliche amministrazioni.


















